CONVEGNO
3 NOVEMBRE 2017
"GLI ESULI GIULIANO DALMATI IN CIOCIARIA E A FROSINONE"

Lo scorso 3 novembre 2017 si è tenuto nella Sala Conferenze della Villa Comunale di Frosinone il convegno: “Gli esuli Giuliano-Dalmati in Ciociaria e a Frosinone”, organizzato dall’Associazione Vivi Ciociaria. Sono intervenuti Alessandro Vigliani, presidente dell’Associazione e i relatori Donatella Schurzel, Gianclaudio de Angelini e Marilinda Figliozzi.
Tante volte abbiamo sostenuto che il Campo Le Fraschette di Alatri ha attraversato il XX secolo riuscendo a ritagliarsi sempre un ruolo nelle più importanti questioni politiche internazionali. Anche in questo caso la regola è stata confermata.
Il Campo, infatti, ha ospitato dal 1942 al 1944 gli slavi (Giuliano-Dalmati) accusati di comunismo dai fascisti occupanti. Lo stesso Campo ha ospitato dal 1946 al 1954 ed oltre gli slavi (Giuliano-Dalmati) accusati di fascismo dai comunisti occupanti. Di quest’ultima tragedia si è parlato nel convegno, dei circa 300.000 italiani che non potendo sopportare l’idea di vivere sotto il regime di Tito, “optarono” per un esodo di massa verso l’Italia, abbandonando da un giorno all’altro tutti i propri averi e senza avere alcuna garanzia per il futuro. In questo contesto si perpetrò la tragedia delle “foibe”, massacro vero di migliaia di italiani gettati negli inghiottitoi carsici usati dalle milizie di Tito alla stregua di discariche umane. Per queste vittime della ritorsione dei miliziani di Tito, lo Stato italiano celebra ogni 10 febbraio, dal 2005, “Il Giorno del Ricordo”.

L’esodo fu collegato ai diversi momenti del contenzioso tra Italia e Jugoslavia: nel 1947, quando dal gennaio di quell’anno si consumò l’esodo di Pola e negli anni dal 1953 al 1956, dopo la cessione alla Jugoslavia della cosiddetta Zona B. Alla fine l’Italia cedette alla Jugoslavia poco meno di 10.000 chilometri quadrati del proprio territorio nazionale, mentre, come detto, gli esuli assommarono a circa 250.000. Molti di questi si diressero nel retroterra delle zone di Trieste, Udine e Gorizia ove rimasero in circa 70.000. 120 furono i CRP (Centri Raccolta Profughi) sparsi in tutta Italia che accolsero il resto delle popolazioni in fuga.

Mario Costantini