Nenad Panovic
Ingegnere croato tornato ad Alatri dopo 65 anni
per vedere il campo d’ internamento dove era stato recluso
di Pietro Antonucci

Nenad ha solo 15 anni, ma l’ età non conta; le sue origini rappresentano in nuce il pericolo, alimentano il sospetto; resterà alle Fraschette sino al dicembre 1943, prima di poter tornare a casa. Nenad oggi è un arzillo anziano di 81 anni (è nato nel 1927), ingegnere navale in pensione che vive con la moglie Boiana, insegnante d’ arte, nella capitale croata Zagabria. Dopo 65 anni, rimette piede ad Alatri, per rivedere il campo delle Fraschette. Nenad e la moglie approfittano di una breve vacanza a Roma per prendere il treno in direzione Frosinone e poi raggiungere Alatri con il bus. Quando i due arrivano all’ ombra dell’ Acropoli è una caldissima mattina di fine giugno. Sanno già dove andare: mesi fa hanno scritto all’ ufficio cultura del comune di Alatri, dove li attende la signora Marilinda Figliozzi che da tempo lavora con passione alla ricostruzione delle complesse vicende del campo che ha vissuto più fasi nella sua lunga e tormentata storia. I ricordi di Nenad sono lucidissimi. Mostra i documenti che attestano la sua reclusione. “Quando arrivai ad Alatri, i muri della città erano tappezzati di scritte inneggianti al Duce; quando andai via, non c’era più nulla di tutto ciò. Io e la mia famiglia venimmo assegnati alla baracca 77, le baracche erano 160. In ogni baracca c’erano stanze di quattro metri quadri con due letti a castello. La prima stanza era riservata al capo baracca e, alla fine di ognuna, c’era una piccola chiesa dove poter pregare”.
Nenad parla del campo circondato da una semplice staccionata in legno, alta si e no un metro, una guardia posta al controllo ogni 100 metri.

La vita del campo scorre tra le sofferenze, fame e violenza : “I militari facevano l’amore con le donne internate…una volta scappai per due giorni in cerca di cibo e mio fratello rispondeva per me quando c’era l’appello al mattino e alla sera…” I reclusi chiedevano da mangiare nei dintorni e gli alatrensi non avevano problemi a sottrarre qualcosa dalla loro tavola per darla a quegli stranieri sconosciuti.
Gli viene in mente un detto che, all’epoca, era in voga alle Fraschette: “Buon Natale senza sale, buona Pasqua senza acqua”.
Poi, in auto, arriviamo al campo delle Fraschette.
Nenad lo ricorda diverso: “Non c’erano queste baracche! Le nostre erano in compensato e cartongesso…” Già, gli odierni edifici in muratura, ormai invasi dalla vegetazione, sono stati costruiti in un secondo momento.
Domanda: cosa prova nel calpestare di nuovo la terra di questo campo? “Nostalgia”.
