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mercoledì 26 dicembre 2012


Romeo Cini, che attualmente vive in Australia racconta la storia di un  gruppo di internati   anglo maltesi 
 traduzione dal sito http://www.maltamigration.com/history/romeo-cini's-tripoli




il prof Cini ha anche scritto un libro che narra le vicissitudini del gruppo di anglo-maltesi deportati a Fraschette. Le foto sono tratte  da quel testo grazie alla collaborazione di Concetta Ellul






Nel gennaio 1942, come un fulmine a ciel sereno, l’intera comunità venne arrestata. La comunità era formata allora da circa 2500 persone. Il 18 gennaio 1942 fummo imbarcati su tre navi merci. Io arrivai a Napoli e con gli altri fui messo su un treno, senza sapere la nostra destinazione. Con la mia famiglia e con la maggior parte della comunità (600 persone), arrivai a Fiuggi, presso il Grande Albergo, un hotel chiuso da tempo ma riadattato ad alloggio per internati politici. Non avevamo nulla, perché ci avevano fatto abbandonare i bagagli al porto di Napoli. Fummo spogliati e disinfettati. Il giorno dopo ricevemmo i nostri abiti puliti e vedemmo, piacevolmente sorpresi, che stava nevicando. Era la prima volta che vedevamo la neve.
Il primo ottobre 1942 ci fu ordinato di prepararci per il trasferimento al campo Fraschette[…] Quando arrivammo al campo trovammo fango dappertutto a causa della pioggia torrenziale e dei lavori non ancora terminati. Ci stabilimmo in una grossa baracca dove trovammo file di cuccette con un materasso di paglia, tre coperte militari e un cuscino ciascuno. Le baracche erano divise in camerate con un lungo corridoio. Appendemmo alcune coperte per garantire un po’ di intimità alle donne. Il cibo era disgustoso e scarso, soffrivamo la fame. Mio padre si lamentò con il direttore del campo che era una brava persona, ma che non poteva andar contro alle direttive ricevute.
La fame cominciò a farci deperire fisicamente. Mi ricordo che, quando riuscivamo a trovarle, le castagne erano l’unico alimento per calmare la terribile fame. Mi ricordo anche che alcuni soldati italiani che sorvegliavano il campo, davano parte della loro razione di pane ai bambini. Uno di loro era un siciliano di Canicatì, il cui nome non scorderò mai: Zettero.


Una sera a fine novembre 1942, mentre eravamo seduti ai tavoli aspettando il pasto, la luce se ne andò lasciandoci al buio per parecchi minuti. Facemmo molto rumore con le nostre scodelle e un bimbo di 4 anni preso dal panico scappò dal controllo di sua madre. Inciampò e andò a finire nel calderone di zuppa bollente. I soldati accorsero e lo tirarono fuori, lo portarono subito all’ospedale di Alatri, ma le sue ustioni erano così gravi che morì. Quel bambino si chiamava Gaetano Falzon ed è sepolto al cimitero di Alatri. La fame era così terribile che non ci permise di rifiutare quella terribile zuppa. Oggi, con il cuore che mi trema, devo ammettere che tutti la mangiammo.
Mio padre continuava a scrivere alla delegazione svizzera chiedendo l’intervento della Croce Rossa. Il 4 gennaio 1943, il primo vagone di viveri arrivò alla stazione di Frosinone. Le provviste furono conservate in un magazzino assegnato alla nostra comunità come dispensa e ufficio amministrativo. Mio padre ed altri maltesi gestivano l’ufficio. Da allora la situazione migliorò.

Dopo pochi mesi i lavori nel campo furono terminati. C’era una piccola chiesa molto bella dedicata a San Francesco, una scuola e un sanatorio gestiti dalla suore, docce, campi sportivi, un bar all’entrata del campo e negozi di alimentari gestiti da tripolitani che avevano ottenuto l’autorizzazione a gestire piccoli esercizi commerciali. A febbraio fummo trasferiti in una parte migliore. (…) Passavamo qualcosa ai prigionieri slavi che non ricevevano aiuti umanitari nemmeno dalla Croce Rossa. Il  campo era diventato per noi un piccolo villaggio abitato da internati politici che aspettavano solo la fine della guerra, avevamo anche una buona squadra di calcio e giocavamo contro la squadra degli slavi e quella dei guardiani del campo. Avevamo fatto amicizia con dei soldati italiani, tanto che quando loro tornavano a casa gli davamo sigarette cioccolato e the che noi ricevevamo con gli aiuti, perché li portassero alle famiglie. Indimenticabile per le sue azioni malvagie è rimasto un sergente soprannominato “Marionette”. Era basso, prepotente e soprattutto geloso dei nostri ragazzi che frequentavano le belle slave, spesso li puniva con la detenzione in isolamento..
 L’8 settembre 1943, due jeep di tedeschi arrivarono al campo per disarmare gli Italiani. Alcuni di loro si nascosero nelle nostre baracche e noi demmo loro degli abiti civili con cui poter scappare. I tedeschi ci dissero di non lasciare il campo, ma gli slavi fuggirono, ma noi restammo al campo senza custodia. I problemi ricominciarono di nuovo: gli aiuti non arrivavano più e i negozi erano vuoti, tre giovani furono inviati in missione presso la delegazione svizzera, la pericolosa impresa riuscì e arrivò una grossa somma di denaro che noi usammo per comprare da mangiare. Un giorno arrivarono dei tedeschi e presero gli uomini per portarli ai lavori forzati: dopo alcune settimane essi fuggirono e tornarono al campo. Temendo una seconda retata mio padre suggerì ai giovani e agli uomini idonei a lavorare di fuggire sulle montagne circostanti. Ci rifugiammo nei fitti boschi aiutati dalla gente che abitava là e dalle nostre donne che venivano a trovarci e a portarci da mangiare.
A metà dicembre tornammo al campo.
 Il 15 febbraio una squadra di aerei americani bombardò Fraschette, noi eravamo vittime innocenti dei nostri stessi alleati. Non avevano vie di fuga. Alla fine contammo i morti e i feriti, questi ultimi furono trasporti da mezzi civili giunti in nostro aiuto all’ospedale di Alatri. I feriti erano molti e anche i mutilati permanenti, tra loro c’era Pasqualino Costa che è con noi a Melbourne, che perse il braccio destro. In quel tempo di paura le autorità civili italiane e quelle militari tedesche ad Alatri ordinarono l’immediato sgombro del campo.”
Romeo Cini  ci racconta infine lo sgombro del Campo:
“Il trasferimento iniziò nel pomeriggio di quello stesso giorno sotto una pioggia torrenziale. Prima donne anziani  e bambini furono aiutati a salire sui camion e furono portati in un convento di suore ad Alatri, alloggiati in grandi sale su coperte stese sul pavimento. Nel pomeriggio del giorno seguente solo una piccola parte della nostra comunità venne trasferita a Roma, all’Accademia Britannica. Il resto arrivò il giorno dopo.”




Dopo un lungo viaggio i Maltesi a arrivano a Carpi. Da qui li portano al campo di concentramento di Fossoli,
Cini ricorda:
“[...] Nell'aprile del '44, il giorno di Pasqua, l'intera popolazione di Fossoli, accompagnata dal Sindaco e dal medico locale, chiese alle autorità tedesche di permettere ai bambini di lasciare il campo e di trascorrere il giorno di Pasqua  e quello seguente nel tepore delle loro case. La gente di Fossoli disse che si sarebbero presi loro ogni responsabilità.  Questo fu un grande gesto, a cui i tedeschi acconsentirono. Tutte le famiglie di Fossoli vennero al campo a prendere i nostri bambini e li riportarono la sera con vestiti nuovi e molte altre cose buone. Questa dimostrazione di umanità dei modenesi toccò così a fondo i nostri cuori che non la dimenticheremo mai.
 La Gestapo, dopo aver saputo il motivo per cui eravamo nel campo, ci garantì la libertà e anche i documenti. I Modenesi, ancora una volta mostrarono la loro bontà e misero a nostra disposizione tutto quello che potevano. Così fummo alloggiati nelle varie case di contadini anche nelle frazioni vicine.
Alla nostra partenza, la gente ci salutò con calore augurandoci ogni bene. Che brava gente! Meritano   che per un momento io li ricordi per il loro grande cuore.”




le ultime quattro foto dei ragazzi al campo di Fossoli sono state  gentilmente concesse  da Rita Mascina









testo tratto dal libro "le Fraschette di Alatri da campo di concentramento a centro raccolta rifugiati e profughi" di Costantini e Figliozzi

Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo 




sabato 22 dicembre 2012


Fraschette: Centro Raccolta Connazionali profughi
dal 30 settembre 1960 al 1976 


Dagli anni ’60 inizia l’ultima parte della storia del Campo Le Fraschette. Una storia che è legata alla fine del colonialismo, quando nazioni come l’Egitto, la Tunisia e poi la Libia decretarono nazionalizzazioni ed espulsioni degli immigrati europei.

In Tunisia, partiti i Francesi nel 1956,  i governanti di uno stato ormai indipendente lanciarono una progressiva opera di “tunisificazione” della nazione. Nel 1958 fu imposta l’assunzione di apprendisti di nazionalità tunisina; ai commercianti fu concesso un permesso solo provvisorio e revocabile, “in quanto le attività commerciali potevano essere esercitate soltanto da cittadini tunisini”; anche i contadini furono penalizzati: dal 1964 furono nazionalizzate le terre possedute da stranieri. Dunque le condizioni economiche degli italo-tunisini subirono un deciso peggioramento. Tutti questi provvedimenti indicavano agli italiani residenti in Tunisia un  futuro privo di prospettive e ne incoraggiarono il  rientro in patria.

Anche l’Egitto, a seguito della “crisi di Suez” del 1956 adottò severe misure interne per liberare il paese dai residenti stranieri: decretò l’espropriazione e la nazionalizzazione dei beni di tutti i cittadini degli stati coinvolti nella crisi, adottò crescenti restrizioni sull’impiego di manodopera straniera, bloccò i loro risparmi e ne decretò l’espulsione costringendo i nostri connazionali a lasciare l’Egitto.

In Libia il cambiamento di regime avvenuto in seguito al colpo di Stato del 1° settembre 1969 e l'ascesa di Gheddafi al potere portarono in pochi mesi all'adozione di misure sempre più restrittive nei confronti della collettività italiana, fino al decreto di confisca del 21/7/1970, emanato per "restituire al popolo libico le ricchezze dei suoi figli e dei suoi avi usurpate dagli oppressori".
Gli Italiani, privati di ogni loro bene, furono sottoposti ad inutili vessazioni e costretti a lasciare il Paese entro il 15 ottobre del 1970.

Questa sorte toccò, ovviamente, anche a molti nostri connazionali che vennero ospitati nel Centro Raccolta Profughi di Alatri.
Fu in questo periodo, infatti, che il Campo Le Fraschette entrò nella sua “terza fase”: i capannoni furono ristrutturati e resi più fruibili, pronti ad ospitare gli italiani che vennero rimpatriati, ad ondate, per un decennio almeno.
Il 30 settembre 1960 il centro entrò ufficialmente in funzione.
Le regole all’interno del Campo non erano così restrittive come lo erano state fino ad allora per i rifugiati politici. Nonostante ci fossero delle guardie a presidiare il centro, i profughi godevano di maggiori libertà: potevano entrare ed uscire liberamente, alcuni lavoravano, i giovani andavano a scuola e non molte erano state le difficoltà d’integrazione .
Nei pomeriggi d’estate i ragazzi giocavano a pallone con i loro coetanei che, dal centro della città, si recavano a piedi alle Fraschette dove li aspettava un grande campo, immerso nel verde,.
Più di qualche testimone dell’epoca, ricordando quegli anni, ha messo in luce come vivere lì fosse come vivere in una grande colonia: tutti insieme in un piccolo “villaggio”.
Era una quotidianità strana, ricostruita in breve tempo. Una realtà provvisoria che doveva servire in qualche modo a dare la garanzia di un appoggio a coloro che tutto avevano perso e tutto avrebbero dovuto riconquistare.

L’ organizzazione del  Campo e la vita dei profughi sono ben descritti nella “Relazione sull'andamento del Centro Raccolta Connazionali profughi della Tunisia, Egitto, Congo, Angola e Tangeri, sito in località "Le Fraschette" del Comune di Alatri” che il direttore del Campo dott. Antonino Di Franco invia il 13 ottobre 1961 al Prefetto.


“Nella qualità di Direttore del Centro Raccolta Profughi "Le Fraschette" pregiomi riferire a V.E. circa l'andamento del centro stesso che ospita alla data odierna 970 profughi provenienti dalla Tunisia e dall'Egitto e che ha iniziato a funzionare il 30/9/1960.
Il Centro di cui trattasi è stato istituito nell'estate dello scorso anno previ opportuni lavori di trasformazione e di adeguamento dei corpi di fabbrica preesistenti e facenti parte del disciolto Centro Raccolta Profughi Stranieri, gestito dalla Direzione Generale della P.S.
A seguito dei lavori anzidetti sono stati ricavati e resi disponibili n.236 ambienti di varie dimensioni e destinati ad alloggi per altrettanti nuclei familiari.
Detti ambienti, distribuiti in venti padiglioni, sono tutti muniti di finestre tali da assicurare la più perfetta luminosità e l'areazione necessaria.
Ciascun padiglione è servito da propri servizi igienico-sanitari opportunamente distinti per uomini e donne e adeguati alla bisogna.
II nuovo Centro, che occupa una superficie di oltre 20 ettari consta di tre sezioni denominate: Anticampo, Campo I e Campo II.
La capacità ricettiva totale, calcolata - in sede di previsione sulla media di 5 unità per ciascun nucleo familiare venne inizialmente determinata in 1.300 posti circa. In effetti, la diversa composizione dei nuclei familiari (composizione media 3/4 persone) ha ridotto la capacità complessiva massima a 1000 unità.
Anticampo: nell'anticampo sono situati tutti gli uffici della direzione del Centro, il Comando del Posto Fisso di Polizia, l'Asilo infantile, il magazzino, la cabina elettrica e due padiglioni destinati ad alloggio per i profughi con una capacità ricettiva di circa 180 posti.
Campo I: Nel Campo I oltre ad una delle due cucine (capaci ciascuna di 750 razioni) ed alla infermeria, sono siti otto padiglioni, alloggi con una disponibilità di n.66 stanze e con una capacità ricettiva di n.220 posti.
Campo II: Nel Campo II è situata la seconda cucina, tre batterie di docce - per complessive trenta cabine - tre lavatoi con tetto ed una moderna e funzionante scuola elementare costruita, a spese del Ministero della Pubblica Istruzione da una Ditta specializzata con elementi prefabbricati.

Vi sono, inoltre, otto padiglioni alloggi, con una disponibilità di n.128 stanze e con una capacità ricettiva di circa 600 posti.
Ogni stanza è arredata con letti, tavolo e sgabelli.
I materassi, i cuscini e gli altri effetti letterecci, nonché le stoviglie e le posate vengono consegnati a ciascun profugo all'atto dell'arrivo al Campo.

Infermeria: è costituita da quattro corsie, di cui una in grado di funzionare come camera d'isolamento e dall'ambulatorio medico, è servita da un numero sufficiente di docce e gabinetti.
L’infermeria, che ha una capacità ricettiva massima di 30 posti letto, è dotata di tutto il materiale sanitario, chirurgico ed ambulatoriale occorrente.
All' acquisto dei medicinali provvede questa Prefettura in conformità delle istruzioni a suo tempo impartite dal Ministero dell’Interno con la circolare a stampa n.68 del 25/5/1950.
Posto Fisso di Polizia: è sistemato in un padiglione dell'anti-campo ed è costituito da 5 militari alle dipendenze di un brigadiere di P.S.
Uffici Amministrativi: l'amministrazione del Centro, presso il quale si avvicenda in missione lo stesso personale di questa Prefettura (autorizzazione ministeriale n. m/334043 del 26/8/1960 della Direzione Generale AA.GG. e Personale), si articola nei seguenti reparti: Direzione, Segreteria, Movimento e Statistica, Economato, Magazzino e Copia.

La direzione sanitaria del Centro è affidata al Dott. Paride Baldassarre - libero professionista - residente in Alatri.
Il servizio religioso è affidato al Rev. Don Gino Tomassi.
Al dott. Baldassarre ed al Rev. Tomassi viene corrisposto mensilmente il compenso rispettivamente di £.42.000 e 21.000, fissato dal Ministero.

II servizio mensa è espletato dalla Ditta Carlo Alberto Giordano di Napoli, che se l'è aggiudicato a seguito di regolare gara (licitazione privata) alla quale hanno partecipato 6 Ditte delle 25 invitate.

La gara è stata effettuata da questa Prefettura in base ad alle apposite direttive del Ministero.
Il vitto, confezionato, a seconda dell'età degli ospiti, sulla base di tre distinte tabelle dietetiche (all. A, B e C) approntate dal Ministero dell'interno e con le migliorie apportate dalla Ditta vincitrice della gara di appalto, è sano ed abbondante, tanto è vero che più di qualcuno degli assistiti vende ai contadini della zona parte del vitto di sua spettanza.
Per l'espletamento del servizio la Ditta si avvale di personale proprio, attualmente costituito dal rappresentante della Ditta, da un capo cuoco, due cuochi, 6 aiutanti di cucina, 6 garzoni e un magazziniere.
La vigilanza, circa l'esatta applicazione da parte della Ditta Giordano delle clausole contrattuali, è particolarmente rigorosa in quanto esercitata, oltre che dalla Direzione del Centro, che si avvale a tal fine anche della collaborazione del personale di  P.S. in servizio al locale Posto Fisso, anche da una commissione di controllo composta da tre profughi liberamente e periodicamente (ogni 30 gg.) eletti da tutti i capi famiglia ospiti del Centro.
Al controllo della commissione anzidetta si aggiunge poi quello effettuato, assai frequentemente, dal Sanitario sotto il  profilo igienico e qualitativo delle derrate alimentari e della  confezione delle vivande.
L'ottimo trattamento vittuario, la completa assistenza sanitaria, scolastica, religiosa, ricreativa (esiste nel Centro un moderno e spazioso bar con annessa sala televisiva), la più cordiale comprensione da parte della Direzione nei confronti dei connazionali assistiti ha creato in costoro un senso di fiducia e di gratitudine verso l'Autorità centrale e provinciale che è valso, peraltro, a rendere meno ariste la loro situazione di profughi.
Per quando attiene ordine ed alla disciplina della convivenza essa è perfetta. In 14 mesi di funzionamento del Centro, non si è registrata alcuna protesta o lamentela di fatto da parte degli assistiti. Anche sotto il profilo dell'ordine pubblico le cose sono sempre andate nei migliori dei modi. L'unico reato verificatosi è stato quello di ubriachezza molesta commesso da un profugo ora dimessosi nel mese di ottobre dello scorso anno.
Come dianzi accennato, esiste nel Centro una scuola elementare di Stato comprendente le cinque classi, con una popolazione scolastica di circa 125 unità.
Per quanto concerne l'Asilo Infantile - sono già pronti i locali - lo scrivente ha già preso contatti con l' "Anno Mondiale del rifugiato” che a quanto sembra provvederà a proprie spese all’acquisto della necessaria attrezzatura didattico-ricreativa.
L'unica vera preoccupazione che assilla i profughi è quella del reinserimento nella vita economico-sociale del Paese, preoccupazione maggiormente avvertita in questa Provincia che conta già circa 15.000 disoccupati.
AI riguardo giova però ricordare che questa Prefettura non ha mai mancato di svolgere ogni possibile intervento, d'intesa con l' Ufficio Provinciale del Lavoro, al fine di agevolare i predetti connazionali nella ricerca di una occupazione lavorativa.
L'azione svolta, pur se necessariamente condizionata dalla particolare suaccennata situazione della Provincia di Frosinone, ha tuttavia sortito in moltissimi casi esito positivo.
Il bilancio è dato dalle seguenti risultanze alla data odierna:
Connazionali assunti in forza dal 30/9/1960 (data di inizio di funzionamento del Centro) n. 1795
Connazionali dimessi perché avviati al lavoro n. 713
Al riguardo è opportuno precisare che la maggior parte dei dimessi era in possesso di una qualificazione professionale, mentre per la maggioranza degli attuali ospiti del Centro non può, purtroppo, dirsi altrettanto.
È appena il caso di rilevare, poi, che la maggior parte dei dimessi ha trovato lavoro nel Nord Italia e precisamente nell'area del triangolo industriale Torino-Milano-Genova.

L'assistenza a favore degli ospiti del Centro è prevista dalla legge 25/10/1960 n.1306 che estende ai connazionali rimpatriati dall'Egitto, dalla Tunisia e da Tangeri le provvidenze spettanti ai profughi in base alle leggi 4/3/1952, n.137 e successive.
Tali provvidenze, oltre alla assistenza vittuaria ed alloggiativa nel Campo, comprendono quelle sanitaria, ospedaliera, farmaceutica e specialistica.
Inoltre i minori, di età superiore agli anni 6, su richiesta dei genitori, vengono ricoverati in idonei istituti con retta a carico dello Stato e così pure, a loro richiesta, gli adulti inabili.
In base alle citate disposizioni legislative ai profughi che si dimettono volontariamente dal Centro viene corrisposta, una tantum, il premio di primo stabilimento di £. 50.000 pro capite nonché il sussidio giornaliero post liquidazione di mesi 6 nella misura di £. 125 per il capo famiglia e £.100 per i componenti oltre la quota maggiorazione trattamento assistenziale di £.564 mensili pro capite.”
Le misure di prima accoglienza non costituivano certo la soluzione definitiva per risolvere i problemi di cittadini italiani che avevano lasciato tutto quel che avevano costruito nel tempo  con il loro lavoro e con la loro iniziativa, ed ora erano costretti  a ricominciare una vita dal nulla. Rimettere radici in un luogo a cui era legata solamente la loro origine, ma non le loro esistenze fu tutt’altro che facile e non per tutti fu possibile.


 Erano pervasi dal senso di abbandono da parte del Governo che, al momento del loro rientro in patria aveva espresso rassicuranti prospettive per il loro futuro. Il desiderio di rifarsi una vita spesso si scontrava con i meandri di una burocrazia a cui non erano abituati e che, al contrario, avrebbe dovuto agevolarli dando attuazione alle leggi emanate in loro favore.
Molti si rimboccarono le maniche, cercarono dignitosamente un lavoro, si stabilirono in Alatri  con le famiglie , inserendosi nell’attività produttiva del paese. I ragazzi frequentando regolarmente  le scuole sono oggi cresciuti  e sono pienamente integrati nel contesto sociale.
Molti altri, con il sussidio dello Stato, abbandonarono il Campo e trovano occupazione specie nel Nord Italia.
Agli inizi degli anni 70 il Campo ormai va svuotandosi, ma questo è il momento delle maggiori proteste e dei maggiori disagi: a Le Fraschette sono rimasti gli anziani e i nuclei familiari più sfortunati che il 15 novembre 1972  organizzano “una manifestazione di protesta per richiamare l’attenzione delle autorità. I Carabinieri intervenuti per allontanare i profughi sono rimasti muti dinanzi a madri con piccoli di quattro e cinque anni che non hanno nulla da mangiare da giorni e la Regione non paga da due mesi il sussidio di 664 lire al giorno che spetta di diritto agli assistiti” (IL TEMPO Cronaca di Frosinone 16 novembre 1972).
Infine, il Decreto Regionale del 1976 (dal 1972 le competenze in materia sono passate alla Regione appena costituita) dispone l’abbandono del Campo che  viene definitivamente chiuso.
Gli ultimi superstiti, anziani e privi di mezzi, con il solo bagaglio delle loro vicende, portando con sé storie ricche di esperienze umane e di vita vissuta, trovano rifugio presso la Casa di Riposo “G.B. Lisi”.
A tale proposito, una particolare menzione merita “l’irriducibile” ex profugo Domenico Occhipinti, nato a Tunisi il 3 gennaio 1927, che divenuto ospite della Casa di Riposo non mancava di recarsi a piedi quotidianamente al “suo” Campo di Fraschette (dove spesso anche dormiva) che lo aveva visto protagonista di tante battaglie in favore degli internati.

dal libro "le Fraschette di Alatri da campo di concentramento a centro raccolta rifugiati e profughi" di Costantini e Figliozzi

Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo 


martedì 11 dicembre 2012

Ricordi di Flavio Fiorletta tratti da “ Cinquant’anni di storia del calcio ad Alatri” a cura di Rolando Mignini

Sul finire degli anni quaranta l’ U.S. Alatri calcio si iscrive al campionato di prima divisione, ma la rosa dei giocatori deve assolutamente essere rinforzata. Flavio Fiorletta, tra i dirigenti di  allora della società sportiva a questo proposito racconta a Rolando Mignini : “Inizialmente ci siamo rivolti al vicino centro delle Fraschette dove sapevamo che erano ospitati grandissimi campioni. Uno su tutti: Kubala. Ricordo che non si volle inizialmente prendere nessuno da Frosinone a causa della rivalità sportiva. Mi viene in mente uno yugoslavo: Pesaski, che era arrivato in Italia da clandestino, dopo aver scavalcato la rete al confine. Plicik, che si trasformò in portiere per le nostre esigenze, con dei risultati strabilianti. Oltre alle ginocchiere si metteva anche le gomitiere.

Poi due ungheresi: il leggendario Thot e Zoltan personaggio molto schivo. Quest’ultimo correva per tutta la gara in prossimità della linea laterale e sistematicamente rimetteva al centro dei palloni millimetrici. Un austriaco: Herbert che di pallone non capiva niente ma che aveva un fiato inesauribile; il suo compito era di disturbare ai quattro angoli del campo gli avversari con il pallone ai piedi. Insomma un guastatore chiamato a fare movimento ed effervescenza.”

Insomma   un’autentica multinazionale del calcio che in quell’epoca in Italia non poteva permettersi nessuno o quasi. “Indubbiamente! Lasci che le racconti un episodio che sintetizza bene l’incredibile Alatri di allora. Andammo a Pontecorvo per una gara di campionato. In squadra avevamo la bellezza di quattro nazionali ungheresi. Tutti rigorosamente sotto falso nome. Uno in particolare, Pesaski, che poi farà per noi anche l’allenatore, non sapeva assolutamente nulla di italiano. Al momento dell’appello quando sentiva pronunciare il cognome Bauco, doveva solamente alzare il braccio e rispondere: Sisto. Le posso assicurare che era un autentico squadrone”(…)“Ci accorgemmo presto che questa situazione non poteva radicarsi. Questi stranieri, seppure dei fuoriclasse, vivevano una situazione per loro drammatica. Non dimentichiamoci che erano fuggiti dai loro paesi per svariati motivi. Mal nutriti, lontano da casa, senza nessuno vicino, con un futuro incertissimo, era impensabile vederli giocare al meglio, anche se il calcio per il loro futuro rappresentava un’occasione di reinserimento in una vita normale importantissima. Vedi il caso degli ungheresi Kubala e Puskas in Spagna.

In quel tempo poi si verificò un fatto decisamente grave. Fra i giocatori delle Fraschette che utilizzavamo c’era uno yugoslavo di nome Smoliza che aveva giocato anche con la Reggina. Sul campo era un fenomeno. I suoi compagni vennero a sapere che in realtà faceva la spia alle autorità del suo paese e proprio alla polizia slava aveva spiattellato tutti i nomi dei suoi connazionali rifugiati alle Fraschette. La conseguenza fu che in Yugoslavia tutti i parenti di questi ragazzi rifugiati da noi, subirono delle azioni repressive ovviamente per una sorta di vendetta. Non so come ma qui lo vennero a sapere e per Smoliza si rivelò decisamente conveniente la decisione di cambiare aria. Che fine abbia poi fatto non si è mai saputo con certezza, forse è rientrato a Pola.”



Anche Carlo Costantini, che a quel tempo era dirigente della Gioventù di Azione Cattolica di Alatri, ricorda qualcosa degli atleti ungheresi internati nel Campo Le Fraschette; in particolare di un giocatore di calcio di cui ricorda solo il nome, Vig, al quale chiese di seguire la squadretta di calcio dell’Associazione.
Vig, ricorda Costantini, accettò con entusiasmo pur sapendo che il compenso che saltuariamente gli poteva passare l’Associazione era veramente piccolo. Si presentava puntualmente sull’Acropoli, dove si svolgevano gli allenamenti all’appuntamento con i ragazzi e pur conoscendo solo pochissime parole di italiano riusciva a guidarli con la sua esperieza e la sua classe.

dal libro "le Fraschette di Alatri da campo di concentramento a centro raccolta rifugiati e profughi" di Costantini e Figliozzi

Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo 

 Le foto- tratte dal libro di Mignini -sono state concesse da Filippo Petricca

Relazione relativa ad un'ispezione effettuata nel campo di concentramento di Fraschette di Alatri e inviata il 2luglio 1943 dal Servizio Ispettivo della Regia Prefettura di Frosinone   al Prefetto di Frosinone.
La  relazione è conservata nell'Archivio di Stato di Frosinone . 

Il Campo di Concentramento di Fraschette, come avete rilevato nelle visite effettuatevi, presenta varie
deficienze costruttive, organizzative e funzionali.
Irreparabili le prime, salvo poche modifiche di ripiego da apportarvi con molto accorgimento;
brillantemente superabili le altre quando vi si dedichino, con i fondi necessari, volontà, intelligenza e cure assidue.
Il suo atto di nascita risale ai primi del 1942. Ma si tratta di una nascita illegittima, avulsa da ogni legge
della più elementare dottrina topografica ed urbanistica anche nel senso più primitivo della parola.
Scelta la località, che invero risponde al criterio di impianto di un campo di concentramento perché ben
lontano da centri abitati e da vie di comunicazione, di difficile evasione e contemporaneamente di facile
sorveglianza, si trovò uno spiazzo circolare di circa seicento metri di diametro, pianeggiante, circondato da monti, e su quello spiazzo di terreno, così come si trovava, si buttarono a caso circa duecento baracche. Il costruttore - non si può parlare di progettista poiché non si vede una traccia nella costruzione di un abbozzo nemmeno embrionale di progetto razionale - non si preoccupò di tracciare un piano regolatore e mise in esecuzione le baracche prima di pensare alle strade, agli acquedotti, alle fognature.
Non livellò il terreno, sicché tra una baracca e l'altra si hanno dislivelli di vari metri e, per un falso senso
di economia di tempo, non di danaro, piuttosto che livellare la platea dove doveva sorgere ogni baracca, preferì colmare gli avvallamenti, per ogni baracca con costosi muri in pietra sovraelevantisi, anche di vari metri, sul piano del terreno. Oggi, a strade costruite, si hanno baracche sottostanti di molto al livello stradale e tutto il campo si presenta con una serie di montagne russe che intralciano seriamente il deflusso delle acque di rifiuto e delle fognature e la regolare distribuzione idrica dell'impianto interno del campo.

Vero è che il concetto originario era di adibire il campo a prigionieri di guerra, mentre poi, a costruzioni
quasi ultimate, si mutò detta destinazione. La trasformazione nell'impiego ricettivo del campo non diminuisce,
anzi aggrava le deficienze.
Nel campo di concentramento delle Fraschette, anziché i prigionieri di guerra, si immisero internati di
guerra: cioè uomini e donne; bambini e vecchi; persone sane, ammalati e tarati; forti, ardenti tripolini e donne di razza slava che non lasciano dubbi sulla loro lascivia; famiglie organiche, numerose, e persone sole di ambo i sessi.
Restando per ora ad esaminare il problema dal punto di vista costruttivo del campo, appare chiaro che le
baracche, così addossate come sono fra di loro, la maggior parte delle quali formanti un unico dormitorio indiviso per settanta persone, costituiscono una continua istigazione alla immoralità ed un serio pericolo per il propagarsi di malattie infettive e di parassiti dell'uomo. I gabinetti distanti dalle baracche, non sono raggiungibili, specie nella stagione invernale e di notte, dai vecchi, dai bambini, dagli ammalati e dalle gestanti. Mancano cucinette familiari per le necessità vittuarie sussidiarie delle famiglie, che per tale deficienza cucinano dentro le baracche, mentre le diciotto cucine per il vitto normale non sono facilmente controllabili; i canali di rifiuto sono lontani dalle baracche e le donne, piuttosto che recarvisi, imbrattano il terreno circostante.
Altre sono certamente le necessità di un campo di concentramento di soldati, tutti più o meno giovani, sani
e disciplinabili, altre quelle di elementi così eterogenei come si trovano tra gli internati civili. Della differenza di
disciplina risentono vari servizi come quello della distribuzione idrica, sottoposto a maggior usura e soprattutto la moralità.
Il Campo delle Fraschette è destinato ad avere una capacità ricettiva di settemila internati.
Attualmente ne ospita circa cinquemila.

Fra questi circa un migliaio sono anglo-maltesi ed il resto croati, sloveni e dalmati, provenienti dalle
provincie italiane alloglotte e dal territorio conquistato.
La suddetta promiscuità di razze, in uno spazio così ristretto, procura numerosi e vari inconvenienti sia tra
gli internati che per gli organi preposti alla sorveglianza del campo. Nuoce anche alla futura assimilazione degli elementi di razza slava che fanno severi confronti tra la loro povertà, il trattamento deficiente che ricevono al campo e la ricchezza dei mezzi degli anglo-maltesi continuamente ed a profusione provvisti di ogni ben di Dio, anche del superfluo, dal Governo Inglese, attraverso la Croce Rossa.

È auspicabile, allorché il Ministero dell'Interno disporrà di altri campi di concentramento, che i vari campi
ricevano internati di un'unica nazionalità. Altre divisioni si imporrebbero per la tutela della morale e per una più proficua sorveglianza: i celibi ed uomini senza famiglia potrebbero concentrarsi in appositi campi con personale di sorveglianza tutto maschile; le donne sole e le nubili in altri campi ed i nuclei familiari in campi opportunamente predisposti con baracche divise in appartamenti.
Allo stato attuale della situazione, perché il Campo delle Fraschette si organizzi e funzioni in modo regolare, occorre tenere ben presente che i dirigenti di esso sono responsabili di un'organizzazione che ha le necessità di un Comune di cinquemila abitanti, elevabile ad una popolazione di settemila, con l'aggravante che in
questo Comune l'iniziativa degli organi dirigenti deve sostituirsi e sovrapporsi a quella privata; bisogna cioè che questi cinquemila abitanti siano approvvigionati di viveri da mercati lontani e di vestiario; che si riparino le loro abitazioni; che si facciano funzionare gli impianti elettrici casalinghi oltre a quelli pubblici; che si forniscano di mobili, suppellettili, coperte e lenzuola; che si curi la conservazione di questo ingente materiale; che si puliscano le loro case e i cessi; che si curino gli ammalati; che si tengano puliti e si disinfestino; che si impedisca il deterioramento doloso di tanto materiale:
La popolazione di questa città non è normale; è nostra nemica; ha voglia di sottrarsi ad ogni disciplina;
vive nell'ozio più assoluto e deleterio; pensa ad allontanarsi al più presto possibile ed anche evadere; a
procacciarsi un nutrimento maggiore e migliore, ed i giovani, costretti al celibato coatto vogliono comunque
soddisfare gli stimoli dei sensi, acutizzati dalla promiscuità e dalla proibizione a cui fa contrapposto l'istigazione delle donne.
A tutte queste necessità provvedono attualmente un Direttore del Campo, due funzionari di ragioneria, un
medico, un Commissario di PS ed un ufficiale subalterno dei CCRR; nessun organo tecnico per i servizi dei tale natura, pochi agenti dell'ordine, nessun coadiutore amministrativo.
Dopo queste necessarie premesse d'ordine generale passiamo ad esaminare singolarmente i vari servizi:

SERVIZI AMMINISTRATIVI

Sotto questa dizione attualmente si comprende l'organizzazione ed il funzionamento dei servizi
amministrativi e tecnici, di polizia urbana, mortuaria ecc. Vi sono a capo: il Rag. Capo Cav. Uff. (il nome è 
cancellato nel testo, n.d.r.) con le funzioni di consegnatario dei materiali mobili ed immobili, nonché del
magazzino vestiario ed il Rag. Cav. (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.) addetto ai servizi viveri e trasporti, all'economato, alla segreteria ed ai servizi di cassa per conto degli internati. Sono coadiuvati: da un magazziniere per i viveri, carbone e legna; una dattilografa-archivista; quattro uomini di fatica per il carico e lo scarico degli automezzi e per i trasporti entro il campo; un operaio specializzato per la manutenzione degli impianti idrici, sfornito però degli attrezzi necessari, un elettricista, anch'esso sfornito di attrezzi e materiale; 30 internati addetti al servizio di nettezza urbana e di pulizia dei cessi. Per la rimozione delle immondizie dal campo provvede, mediante appalto, una ditta di Alatri. Per la fornitura delle casse funebri, dovrebbe provvedere il fornitore del Comune di Alatri, ma, sebbene provvisto dell'assegnazione del legname, recentemente ha lasciato una salma per tre giorni in baracca prima di fornire la relativa cassa.
Alla confezionatura del rancio per gli internati provvede un reparto dell'81° Reggimento Fanteria
comandato da un subalterno.
Il Rag. (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.) fu assegnato al Campo delle Fraschette nell'ottobre 1942 con l'incarico di prendere le consegne dal Comm. (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.). Non è a dire che il (il nome è  cancellato nel testo, n.d.r.) abbia trovato ordine e precisione. Iniziò nel disordine più assoluto che gli fece trovare il suo predecessore. I due lavorarono assieme fino al marzo del corrente anno nell'intento di scambiarsi le consegne del materiale, ma si lasciarono più confusi di prima, senza addivenire alle consegne né all'atto basilare di queste: cioè la compilazione dell'inventario.
Il (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.) che è pignolo di quella pignoleria improduttiva e ritardatrice che
Voi gli conoscete, Eccellenza, rimase solo a ricamare sulle sue carte ed a torturarsi il cervello, invero non
fosforescente, con troppi "ma" e con innumerevoli "se"; sicché nella Vostra recente visita alla Colonia avete
trovato il lavoro del (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.) quasi allo stato iniziale e gli assegnaste il termine del 30 giugno per concludere i suoi lavori.
Eseguita l'ispezione, nei riguardi della compilazione dell'inventario ho trovato i registri dei buoni di
carico, anche quelli riferentisi alla situazione originaria del campo, incompleti per omissione imputabile ad (il 
nome è cancellato nel testo, n.d.r.) che non vi ha segnato alcuni materiali forniti dalla S.A. Pasotti e dall'ECA di Frosinone. Ora i due predetti Enti hanno fornito l'elenco dei materiali dati in carico. (...)
Ma quando si pensi che i Capi baracca hanno omesso di elencare il materiale effettivamente mancante in
seguito a furti, a dispersione o distrazione materiale e a distruzione dello stesso (materiale legnoso bruciato per cottura di vitto, lenzuola tramutate in biancheria ecc.), all'atto di una nuova consegna il (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.) si troverà parecchio materiale mancante. (...)
La lavanderia, il forno, le camere frigorifere e le camere di disinfezione, sebbene ultimati, non sono stati
dati in consegna per dilazione imputabile al (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.). (...)
Nei magazzini oltre al materiale nuovo viene immesso anche quello proveniente dalle baracche, già dato in
uso agli internati. Detto materiale, non sterilizzato ed anche non lavato, costituisce un permanente pericolo per tutti. (...)
Al (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.) è altresì affidato il magazzino vestiario. Sulla distribuzione del
vestiario egli ha idee tutte personali. Nulla distribuisce gratuitamente agli internati, anche se indigenti fino alla
miseria, anche se materialmente scalzi e seminudi. Si decide a fare qualche vendita a lunghi intervalli, ed allora, in quei rari mattini di vendita si forma un affollamento incontenibile dalla forza pubblica; così i giorni di vendita diradano sempre più.
Quest'inverno non ha distribuito nessun cappotto, sia maschile che femminile. Attualmente vi sono in magazzino varie casse di scarpe, ma restano chiuse. Attende di avere il tempo di controllarle e poi
inscriverle nei buoni di carico. così per vari indumenti che restano chiusi e non inseriti nei buoni di carico.
Il fatto è che egli considera tale servizio avulso dalle sue mansioni, tanto vero che recentemente, e
precisamente il 12 giugno, provocò, a mezzo della Direzione del Campo, una richiesta di suo compenso del 4% sugli incassi provenienti dalla vendita di indumenti agli internati. (...)
In merito alla mancata distribuzione e vendita degli indumenti, le lamentele degli internati sono state
continue ed hanno oltrepassato il recinto del Campo. La cosa fu constatata, su delazione degli anglo-maltesi, anche da ispettori inviati appositamente dalla legazione svizzera e dopo un mese dalla visita, pervennero a questi, per tramite della C.R. Internazionale, un'infinità di indumenti, - ivi compresi, per colmo d'ironia, pigiama e guanti - molti dei quali tuttora residuano presso il magazzino di deposito del materiale proveniente dal Governo Inglese.
Per quanto riguarda il (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.) non resta, dall'evidenza delle risultanze, che
confermare la proposta del Direttore del Campo tendente all'immediata sostituzione.(...)
Il nuovo consegnatario dovrà essere coadiuvato da altro impiegato di concetto, poiché, se un impiegato
tiene la contabilità ed aggiorna le scritturazioni, occorre che il secondo si occupi del magazzino vestiario, della sua contabilità, che curi la consegna del materiale agli internati che arrivano, che proceda alla riconsegna ed alla presa in carico del materiale degli internati che partono, che controlli detto materiale, che lo faccia lavare o disinfettare, che vigili e passi in rivista il materiale dato in uso agli internati.(...)
In quanto ad automezzi per trasporto di cose il Campo possiede un automezzo che si trova
nell'impossibilità di funzionare per eccessivo consumo di benzina (circa un litro per km.). Per il trasporto
giornaliero del pane, del latte e di piccoli quantitativi di merce si è noleggiato in permanenza un motofurgoncino per 4000 lire al mese. Per altri trasporti si noleggia un autotreno (1500 lire per un viaggio da Frosinone) oppure, nelle suddette proporzioni, si rimborsa il trasporto alle ditte fornitrici. (...)
Per gli internati il Rag. (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.) esegue il servizio di riscossione dei vagli e
del pagamento di essi agli interessati. Si tratta di varie centinaia di vagli che si ricevono al giorno. Per le somme destinate agli internati eccedenti le loro necessità normali, esegue il servizio di cassa. Dette somme vengono trattenute e per ogni internato si stabilisce una contabilità dei depositi in appositi libretti in duplice copia, una delle quali va all'internato stesso.
Detto servizio, attualmente affidato ad internati, per maggior sicurezza, dovrebbe essere affidato
all'impiegato che, come sopra ho proposto, dovrebbe coadiuvare (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.).

SERVIZIO CUCINE

Come ho già detto il Campo ha 18 cucine internati in funzione. Vi ha preposto un distaccamento dell'81°
Fanteria comandato da un sottotenente, della forza di tre sottufficiali, cinque graduati, e 45 uomini di truppa.
Graduati e sottuficiali hanno mansioni generiche di sorveglianza, ma non la esercitano.
Degli altri, tolti gli uomini addetti alla spesa pane per gli internati, alla spesa viveri internati, spesa truppa,
magazzino viveri, cucinieri truppa, distribuzione latte, aiutante di contabilità, ripostigliere, piantoni alle camerate,
barbiere, attendente, pulizie refettori ecc., a ciascuna delle suddette cucine rimane addetto un solo soldato,
incontrollato. Ogni soldato ha creduto di costituirsi il suo harem in cucina assumendo le più belle ragazze alle sue
dipendenze. Faceva il gallo del pollaio, coccolato e servito. Nella Vostra visita, Eccellenza, avete proibito questo
sconcio e sono stati assunti ragazzi al posto delle donne, col compenso del supplemento del pane.
Ciò non di meno, per deficiente sorveglianza, le donne ho visto che continuano a sfarfalleggiare attorno
alle cucine, i soldati continuano a far niente e le cucine sono in mano degli internati. Come vengono lavate le
verdure nessuno sa; sta di fatto che nelle minestre non è raro di trovare, opportunamente bolliti, bachi e vermi di
verdura.
Quello che arriva poi di derrate nelle marmitte, della razione prescritta, è cosa ancora più misteriosa. Cosa
succede nel tragitto che va tra i magazzini e le diciotto cucine? Quanti generi vanno distratti per costituire devoto
omaggio dei giovani soldatini alle più belle del Campo? Tutti interrogativi senza risposta poiché manca ogni
controllo. L'ufficiale non si è mai visto al Campo all'ora dei pasti; lo stesso per i sottufficiali. Tutti però, all'ora
della libera uscita passeggiano gaiamente dentro il campo assassinando, con occhiate e con motti, le belle del loro
cuore.
La disciplina non si conosce; il sottotenente che comanda il distaccamento è troppo giovane ed inesperto
per mantenerla nelle condizioni, specie, in cui vivono incontrollati, i militari del distaccamento. Fra essi vi è
qualcuno, teoricamente cuciniere, figlio di ricchi commercianti romani che sta a Fraschette per evitare di essere
mobilitato; ma per sé, per i suoi compagni e per qualche donna spende, in media, a Fraschette le sue quattromila
lire settimanali.
In queste condizioni occorre un rimedio radicale; o aumentare l'organico del reparto portandolo ad una
Compagnia, comandata da un Capitano che, coadiuvato da subalterni, voglia e sappia mantenere la disciplina, la
sorveglianza ed i controlli, e che dia ad ogni cucina almeno tre uomini ed un graduato che provvedano da soli alla
confezionatura ed alla distribuzione del rancio; ovvero eliminare del tutto i militari affidando ogni cucina ai capo
baracca, che almeno hanno interesse a che tutto vada in pentola e sia cucinato a dovere, ed istituire sorveglianti
borghesi.

SERVIZI IGIENICI E SANITARI

Sono ambedue disimpegnati dal Dr. (il nome è cancellato nel testo, n.d.r.), profugo della Tunisia. Egli è
molto attivo, sebbene professionalmente non si elevi a grandi altezze, e soprattutto entusiasta della sua missione,
che assolve con molta dedizione, anche se non pienamente soddisfatto del trattamento economico che riceve. Ma il
solo entusiasmo non è sufficiente per ottenere un rendimento appropriato quando il Dr. (il nome è cancellato nel 
testo, n.d.r.) oltre a provvedere a tutti i servizi igienici, deve curare circa cinquemila internati che hanno subito
privazioni, che sono nutriti appena sufficientemente per evitare un collasso generale, molti dei quali, specie donne
e bambini, sono tubercolotici predisposti, incipienti ed alcuni anche con forme aperte, moltissimi dei quali sono
anemici, pleuritici, affetti da malattie croniche, ecc. inoltre il Mizzi è medico delle forze armate presenti al Campo
(carabinieri, agenti di PS, vigili del fuoco, distaccamento di fanteria).
Non mi dilungo a scrivere in merito alla soluzione del problema del deflusso delle acque luride e dei rifiuti
liquidi del Campo perché è Vostra, e di recentissima data, Eccellenza, la proposta, fatta al Ministero dell'Interno
di costruire cunette in muratura e coperte lungo le strade interne del Campo ed un canale collettore coperto, fucina
ininterrotta di pericolose esalazioni mefitiche. L'assunzione di un operaio fognatore darebbe tranquillità per la
manutenzione dell'impianto.
Anche lo stato di manutenzione delle latrine è migliorato dopo la Vostra visita al Campo per effetto della
assunzione di internati addetti alle pulizie delle latrine stesse. Il fatto che queste si otturino spesso si deve
attribuire, oltre al malvezzo persistente di gettarvi oggetti di scarto, principalmente alla irrazionale costruzione del
Campo, con molti e sensibili dislivelli, dove le pendenze sono sproporzionate, i tubi collettori dai cessi alle
fognature, e le fognature stesse alquanto deficienti di diametro per la popolazione che nel Campo si accoglie
rispetto alla popolazione, prigionieri, per la quale furono costruiti. Sarebbe opportuno che almeno i tubi collettori
delle fognature venissero aumentati di diametro.
Appunto per le latrine ho già detto, in principio, come l'attuale ubicazione, distanziata dalle baracche, sia
irrazionale ed impedisca d'inverno e di notte che vi si possa accedere. Sia per ragioni sanitarie evidenti, sia per
evitare che di notte si eluda la disciplina del coprifuoco, sarebbe, a questo proposito, necessario studiare la
possibilità di costruire altre latrine direttamente comunicanti con le baracche.
La campagna contro le mosche deve essere intrapresa e condotta su basi serie. Occorre abbandonare
d'urgenza l'uso della innocua Miafonina la cui mistificazione è nota anche nelle più accreditate assemblee di
mosche. Perché un moschicida invogli le mosche ad accorrervi e cibarsene, a prescindere dalla sua azione
insetticida, è necessario che sia confezionato con miele. Il miele nella Miafonina non esiste, le mosche non
abboccano e volano allegramente per il Campo a stormi in cerca di cibi più succulenti, ridendosi di chi spreca
inutilmente tanto denaro per ottenere in compenso una prolificazione sorprendente della loro specie.

La disinfezione degli indumenti è affidata, per tutto il Campo, ad una sola stufa Gianoli di proporzioni
modestissime, capace soltanto di tre materassi.
La disinfestazione non si può attualmente praticare, né per uomini né per cose.
È necessario che, con la lavanderia si metta in funzione la sala di disinfezione costruita nel Campo, già
munita di diverse stufe tutte capaci. Perché il servizio però funzioni come deve, occorre, a detta sala, apportare
poche ed indispensabili modifiche tutte ricavabili dagli spazi esistenti nell'attuale stabile in muratura.
Bisogna, cioè, costituire un camerino spogliatoio, una barbieria ed una sala di attesa e vestizione. Si otterrà
una perfetta e completa disinfestazione degli internati associata alla disinfezione dei loro indumenti. L'infestato,
così, entrando nella sala si sveste e, mentre i suoi indumenti vengono sterilizzati, egli, previa rasatura qualora
occorra, passa alla doccia, esistente, e quindi nella sala di attesa dove trova i suoi indumenti da indossare già
perfettamente sterilizzati. Con tali accorgimenti di costo modestissimo si metterebbe in funzione, veramente
proficua, l'attuale impianto che è costato tanto denaro.
La lavanderia, bella, moderna e capace, potrebbe già funzionare e basterebbe che lo facesse anche una sola
volta la settimana; ma, come ho già detto, non è ancora passata al consegnatario degli immobili. Si eviterebbe, col
suo funzionamento, lo sconcio da Voi rilevato di panni stesi dovunque, e si eviterebbe che si immagazzinassero,
come ho già detto, coperte e lenzuola, sudicie, nello stesso magazzino del materiale nuovo.
Perché i due organismi, lavanderia e sala di disinfezione, interdipendenti, funzionino deve assumersi un
solo caldaista. Il resto del personale sarebbe assunto fra gli internati.
Le docce, così come sono attualmente, non possono funzionare. Sono troppe e sprecano troppa acqua,
preziosa per gli altri servizi del Campo. L'acqua ha una temperatura troppo bassa, inadatta a bagnarvisi anche
d'estate, specie per le donne, per i vecchi e per i bambini. Occorrerebbe ridurre il numero funzionabile delle docce
e munirle di impianto di riscaldamento. I bagni sarebbero disciplinati da turni.
Il servizio delle vaccinazioni ha incominciato a funzionare. In mancanza d'altro personale è affidato ad
una infermiera di Alatri. Manca il personale di vigilanza che elimini le evasioni all'obbligo delle vaccinazioni.
Manca ogni forma di assistenza. Occorrerebbe istituire un asilo per i bambini, molti dei quali attualmente
sono lasciasti in uno stato di abbandono, di sporcizia e di denutrizione che fanno pietà, ed un reparto cronici,
specie per il ricovero dei vecchi, attualmente abbandonati alla mercé di Dio nelle baracche e nel loro sudiciume.
I servizi sanitari non procedono meglio di quelli igienici.
Manca al Sanitario un armadio farmaceutico di cui è urgente sia dotato. Lo strumentario chirurgico è
insufficiente e va completato.
Attualmente sono adibite ad infermeria quattro baracche ed una in via di recinzione da adibirsi a locale
d'isolamento.
Si potrebbero portare a tre a condizione che subiscano la trasformazione necessaria a darvi la forma degna
e corrispondente alla mansione di infermeria.
Una di esse sarebbe da adibirsi ad ambulatorio e pronto soccorso, le altre due a ricovero, rispettivamente
di uomini e donne. I pavimenti, attualmente in mattoni rustici, dovrebbero essere sostituiti con mattonelle in
cemento. Le mattonelle in marmo, già nel Campo, residuate dalla copertura dei muri della camera frigorifera,
potrebbero formare un igienico zoccolo attorno ai muri delle baracche.
A baracca d'isolamento è stata adibita, e come ho detto si sta recintando, una qualsiasi baracca già
costruita distante non più di sei metri da altre adibite a dormitorio. Se si vogliono veramente isolare ammalati
infetti, senza pericolo per i sani, occorre, fuori del Campo, costruire altra baracca con i servizi necessari e col
personale di sorveglianza.
È necessario che l'infermeria sia dotata di un'autoclave per le disinfezioni d'uso. Attualmente lo
strumentario chirurgico viene disinfettato in pentolini su un fornello elettrico.
Il Campo manca di autoambulanza. Gli ammalati e le gestanti dovrebbero fare la lunga strada al più vicino
ospedale di Alatri in traballanti carrozzelle a cavallo. Né si può richiedere, in casi di urgenza, altre autoambulanze
perché l'ospedale di Alatri ne è sprovvisto.
Manca la camera mortuaria, sarebbe opportuno che venisse istituita.
Al regolare funzionamento di tutti i suddetti complessi e delicati servizi deve presiedere un personale
adatto numericamente e preparato professionalmente.
Non v'ha chi non veda la necessità, urgente, che al Campo venga assegnato almeno un altro medico,
giovane, attivo, e di buona volontà, ed un assistente sanitario che collabori con i due medici, specie per le
vaccinazioni. Quattro infermieri, di cui due suore per il reparto femminile, tre inservienti per la pulizia dei locali e
tre vigili sanitari si impongono. Nessuno attualmente presiede alla vigilanza ed al controllo della pulizia delle
baracche e degli internati, della pulizia degli alimenti nelle cucine, della pulizia delle latrine e delle strade;
nessuno evita che, quando gli automezzi hanno scaricato la verdura, gli internati più affamati, specie sloveni,
raccattino e mangino rimasugli sporchi e fradici rimasti a terra; nessuno evita che gli infermi ricoverati, quando lo
credano necessario e lo desiderino, escano a spasso per il Campo e stiano in contatto con gli elementi sani; né i
medici, da soli, possono provvedere a questa enorme mole di lavoro e di attività e contemporaneamente curare la
regolare tenuta dei registri delle nascite, dei decessi, ospedalizzazioni, vaccinazioni, delle malattie infettive con
conseguenti denunzie, le cartelle cliniche, le anamnesi degli ammalati.
Il personale sanitario deve essere munito di adatti camici.
L'attuale medico ne è sprovvisto e non trova da acquistarne sul mercato.
Al servizio ostetrico provvede la Condotta ostetrica di Alatri.

SERVIZIO IDRICO

Come è noto l'acquedotto che alimenta il Campo, derivato da quello di Ferentino, è stato costruito per una
portata di sette litri al minuto secondo.
In principio detta erogazione era sufficiente ai bisogni del Campo, ma successivamente si è lamentato, in
modo sempre più allarmante, la deficienza di acqua. (...)
Per fare affluire l'acqua nella zona degli uffici e degli alloggi, che è la più elevata, si è decisa
l'impostazione di una saracinesca che, diminuendo la pressione verso il Campo, l'aumenti verso la zona degli
uffici ed alloggi.
Attualmente è in via di allestimento il serbatoio che raddoppierà la portata attuale dell'acqua; ma nelle
more di detta costruzione, che sarà ultimata nel prossimo inverno, se le cose procederanno bene, occorre evitare le
attuali dispersioni, unico rimedio perché la lamentata deficenza d'acqua si elimini.
L'attuale operaio idraulico deve essere munito di tutto il materiale necessario alle riparazioni e di
rubinetteria di ricambio; la sua opera dovrebbe essere affiancata da quella di un fontaniere, da assumersi. Un solo
operaio non può provvedere ad un lavoro così vasto e pesante ed alla necessaria sorveglianza.

SERVIZIO ANTINCENDI

Dovrebbe essere disimpegnato, ma non lo è, da otto giovani e robusti vigili del fuoco presenti al Campo
che dicono di aver ricevuto soltanto il compito di spegnere eventuali incendi che si verificassero. Si rifiutano di
eseguire qualsiasi altro servizio e così, in mancanza per fortuna di incendi, oziano dalla mattina al pomeriggio, ora
in cui, come i soldati, come i carabinieri e come gli agenti di PS, si recano nell'interno del Campo per godersi in
libera uscita il passeggio ed i motti delle ragazze da marito e delle donne dal marito assente.
Non si preoccupano del fatto che alcune baracche sono prive di estintori, come ho potuto constatare, né di
verificare le cariche degli estintori in uso, né di impedire che nell'interno delle baracche si mantengano
innumerevoli fornelli permanentemente accesi e che molte altre accensioni di fornelli si fanno all'aperto ma
troppo prossimamente alle baracche.
Detti vigili, che certamente sono i peggiori come succede in ogni distaccamento, vanno sostituiti con
elementi più volonterosi e più disciplinati, ben comandati ed aventi consegne precise di prevenire più che di
reprimere. (...)

SERVIZI DI SICUREZZA E DI POLIZIA

(...) I Carabinieri addetti alla vigilanza esterna del Campo, considerati in missione disagiata, fanno al
Campo turni di servizio per soli quattro mesi; sia ufficiali, che sottufficiali e truppa. A meno che non ne facciano
espressa domanda contraria, dopo i quattro mesi vengono sostituiti con elementi nuovi. (...)
Per gli agenti di PS le cose vanno ancora peggio.
Numericamente sono insufficienti al servizio d'istituto e molti di essi sono distratti da altri servizi;
scritturali, addetti alla censura postale, interpreti, piantoni, cucinieri, postini, addetti all'accompagnamento di
internati.
I pochi che restano sono adibiti al servizio di pattuglia: due pattuglie. Giovanissimi tutti, scapoli, tutti in
borghese e per giunta mal vestiti, non disciplinati, pensano ad accattivarsi le simpatie e le grazie delle più
avvenenti internate. Quando ho visto pattuglie le ho trovate sempre ferme in dolce colloquio con giovani internate.
Sarà fatalità del caso? Credo piuttosto si tratti di norma di vita. Tanto più, a riprova, che un mattino, sbucando tra
una baracca e l'altra fui molto prossimo ad una coppia di agenti di pattuglia ferma con altra coppia di ragazze. Al
mio apparire si allontanarono alla svelta, ma una delle ragazze, che certamente non mi conosceva, una giovane
formosa anglo-maltese, si doleva del repentino allontanamento ed a voce alta prometteva agli agenti di pizzicarli
dappertutto la prossima volta.(...)
L'Ufficio di PS, perché conosca e segue la vita degli internati deve impiantare il servizio anagrafico, non
potendo così chiamarsi l'attuale schedario non aggiornato e mancante di varie centinaia di schede riferentesi ad
internati in atto.

SERVIZI DI MANUTENZIONE ED ARTIGIANATO

All'infuori del più volte ricordato operaio idraulico, e dell'elettricista, ambedue mancanti di attrezzi e di
materiale di ricambio, manca un servizio idoneo alla manutenzione della città degli internati e degli impianti ivi
esistenti. (...)
Occorre quindi, come in ogni Comune del Regno, istituire all'uopo un Ufficio Tecnico, retto anche da un
geometra, che provveda a tutte le manutenzioni e riparazioni del Campo, avendo alle proprie dipendenze personale
specializzato quale muratori, stradini, falegnami, carpentieri, stagnini, fabbri, fognaiolo, idraulico, fontaniere,
spazzini, pulitori di latrine, caldaista per la lavanderia, elettricista, fornaio, frigorista, e magazzini dotati del
materiale necessario.
Basterebbero pochi operai; in quanto alla manovalanza sarebbe assunta tra gli internati, molti dei quali si
toglierebbero dallo stato deleterio d'ozio in cui vivono. (...)
Non sarebbe poi male che fossero disciplinate altre attività artigiane. Il Campo non fornisce, per uso degli
internati, né sarti, né barbieri, né calzolai. Gli internati "si arrangiano" come possono e pagano quello che sarti,
calzolai e barbieri vogliono. Accentrare gli attuali artigiani sparsi per il Campo in apposite baracche, istituire
tariffe adatte alla potenzialità economica degli internati, istituire una scuola di mestiere delle suddette attività tra
ragazzi internati, sarebbe opera umanitaria.

SERVIZI: POSTALE - TELEGRAFICO - TELEFONICO - GENERI DI PRIVATIVA

Occorre che venga sollecitata l'apertura dell'ufficio postelegrafonico già autorizzato e l'impianto del
centralino telefonico, anche questo autorizzato e già sollecitato alla Teti dalla Prefettura.
L'unico apparecchio telefonico installato nell'ufficio del Direttore del Campo collegato con Alatri di
giorno e con Frosinone di notte, è insufficiente e reca fastidio al direttore nel cui ufficio si ricevono e si
trasmettono tutte le telefonate.
In questi tempi in cui il sale non sempre si trova altrove non è possibile rifornirne gli internati; l'attuale
concessionario delle vendite dei tabacchi agli internati, dovrebbe essere autorizzato anche alla vendita del sale.

PERSONALE, UFFICI, ALLOGGI

(...) Nel fare le proposte mi sono mantenuto nei limiti della più stretta economia di personale, ma mi
preme aggiungere che la gran parte delle deficienze del funzionamento saranno eliminate quando la Direzione
potrà disporre del personale necessario numericamente ed adatto qualitativamente. Solo allora la Direzione potrà
restituirsi alla sua funzione coordinatrice del complesso che produce. (...)
Attraverso un rigido concetto di discriminazione, invece, si troverà, in questo farraginoso elenco di
proposte, che alcune di esse sono urgentissime, altre urgenti ed altre ancora attuabili gradualmente nel tempo. Con
questa progressività di programma si troverà il modo, il tempo e il danaro necessari per fare delle Fraschette un
Campo di concentramento perfetto, se non nella sua costituzione almeno nella sua organizzazione, e gli internati,
rientrando nelle terre di provenienza, che sono terre Italiane, dovranno riconoscere la superiorità della nostra
civiltà e gridarla al mondo".

Da "cronaca  di un'infamia" di Vincenzo Cerceo

Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo  

venerdì 7 dicembre 2012

Natale di guerra del 1943
di Alessandro Campagna

L’8 settembre 1943, data dell’armistizio, l’esultanza aveva caratterizzato la giornata. Nel diario di Angelo Sacchetti Sassetti tale giorno viene registrato come quello in cui anche il Vescovo, Mons. Facchini, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, inneggia alla notizia.
I mesi autunnali passano con alcune incursioni aeree (una il 12 settembre 1943, preceduta da più pesanti incursioni a Frosinone), con il passaggio di truppe tedesche destinate al fronte di Cassino e con le solite operazioni di rastrellamento di uomini adatti al lavoro, che i tedeschi attuano poiché alle richieste di manodopera ed autisti, non si presenta nessuno. Decisamente l’attività aerea su Alatri e, fortunatamente, inferiore di quella riscontrabile ad Anagni, ed una recrudescenza si avrà solo nelle ultime fasi della liberazione, nel maggio – giugno 1944, con attacchi continui alle truppe tedesche di passaggio verso il nord.

Già a ottobre 1943 alcuni gruppi di internati del Campo delle Fraschette vengono rilasciati dal presidio tedesco per mancanza di viveri, e questi internati, per la maggior parte Croati, tentano di lavorare nelle campagne. Altri vengono condotti da militari tedeschi a scavare macerie a Frosinone.(.....)

In queste circostanze drammatiche, l’Ospedale di Alatri opera anche per l’assistenza di feriti e malati provenienti da Frosinone, come avvenne il 22 ottobre 1943, quando a seguito dello scoppio di una bomba nel Distretto Militare di Frosinone, tre contadini feriti vengono portati all’ospedale di Alatri. Inoltre, dal giorno 27 dello stesso mese, cominciano a giungere consistenti gruppi di sfollati provenienti d Venafro, Pozzilli, Filignano ed altri centri viciniori. Subito il vescovo Facchini si adopera per l’assistenza spirituale e materiale di circa 500 sfollati, a cui seguiranno nei giorni successivi altri gruppi, per motivi organizzativi trasportati da Alatri a Fiuggi. Il vescovo provvede ad una sistemazione per i primi sfollati presso il Palazzo Stampa. Anche il Convento dei cappuccini diviene un centro di smistamento per gli sfollati.(....)
  Ad Alatri si ammassano truppe, anche in funzione di area di riposo, come avviene per gli uomini della Divisione Corazzata "Hermann Goering", che da Alatri saranno inviati al fronte di Nettuno dopo gli sbarchi che 21 gennaio 1944. Inoltre, ad Alatri viene per un certo periodo fatto stazionare un deposito di materiale sanitario, forse successivamente trasferito ad Avezzano, come il Sacchetti Sasseti ipotizza. Intanto il clima politico si fa più teso, ed i primi episodi non tardano ad arrivare. Il giorno 12 novembre . 

(.....)Anche l’importante via di comunicazione ferroviaria, le "Vicinali" da Alatri a Fiuggi e Roma non opera più con regolarità, ed anche la posta ed i giornali non giungono sempre.
Tutto ciò in un quadro di grande necessità di beni primari, con un inverno, quello del 43-44, tra i più rigidi che si fossero conosciuti. L’attività aeree alleata, che fino ad allora non aveva riguardato che marginalmente Alatri, investono per la prima volta la città in modo pesante: il 13 dicembre 1943 un mitragliamento nella zona della stazione ed un altro a Pitocco causa la morte di 4 persone, ed il ferimento di una donna che morirà di lì a poco a causa delle ferite.
Il giorno di Natale passa in una situazione di apparente calma: i tedeschi festeggiano, sparando qualche colpo in aria, i civili e gli sfollati in città escono dalle case, si incontrano in piazza, ed un pranzo viene offerto da un comitato cittadino.
Un episodio che merita di essere ricordato, denso di umanità avviene al campo delle Fraschette nel giorno del Santo Natale. La testimonianza è di Don Giuseppe Capone, che così narra l’episodio:

Le truppe tedesche da qualche tempo si succedevano al Campo (Le Fraschette), con grande pericolo del medesimo e con panico degli internati. Nella settimana prima di Natale giunsero gli Alpini, quasi tutti austriaci, e cattolici. Fu pensato di dare anche a loro un po’ di conforto spirituale e di far loro sentire un alito di festa familiare. Fu richiesto a Roma un sacerdote che parlasse tedesco, e fu concesso. All’improvviso però quasi tutti furono fatti partire per il fronte. Noi pensavamo ai pochi rimasti.

Per uno di quegli incidenti che a quel tempo erano all’ordine del giorno, il sacerdote giunse all’ultimo momento: quindi non ci furono confessioni e neppure comunioni. Dopo la messa, cantata dalle internate, offrimmo nella nostra baracca una discreta colazione: latte o caffè, cioccolata, dolci.

Ciascuno aveva al proprio posto una immaginetta ricordo, con un pensiero scritto in tedesco, ed una medaglietta. La tavola era preparata a festa.

Non mancarono le sigarette. Quei baldi giovani si mostrarono commossi per quello che era stato fatto loro. Nel pomeriggio furono radunati al Campo tutti i bambini per la distribuzione di arance e castagne che il sacerdote venuto da Roma aveva portate con sé. Assistettero alla distribuzione diciotto soldati Tedeschi, ai quali pure offrimmo qualcosa.

Quei pochi dolcetti che potemmo offrire li fecero tornare con il ricordo alla famiglia lontana, ed essi ce ne furono grati. Ai cattolici offrimmo una medaglietta, ma la vollero anche gli altri, e mostrarono la loro gratitudine, lasciando un’offerta per i bambini più poveri del campo.


http://www.dalvolturnoacassino.it/asp/doc.asp?id=010&p=3&lang=ita#.UMIxiOQTmRY

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