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venerdì 22 marzo 2019


  IL SOGNO SI AVVERA. 

 il 2017 ci lascia con due buone notizie!


LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DESTINA € 500.000,00 PER IL RECUPERO E LA VALORIZZAZIONE DELL’EX CAMPO DI CONCENTRAMENTO LE FRASCHETTE DI ALATRI.
La notizia, informalmente, circolava da alcuni giorni, ma adesso è confermata dal sito internet della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Fa seguito all’iniziativa, lanciata a maggio del 2016, dei 150 milioni a disposizione per il recupero dei luoghi culturali dimenticati. L’idea di candidare il campo Le Fraschette fu prontamente proposta da Marilinda Figliozzi perché il bando sembrava adatto allo scopo. L’ANPC di Frosinone, l’Associazione “Il Campo”, l’Associazione “Gocce di Memoria” e tanti cittadini, non solo di Alatri, furono sollecitati a partecipare all’iniziativa inviando email che segnalassero l’ex Campo di concentramento Le Fraschette di Alatri. L’ANPC poi, con propria mail, formalizzò la richiesta di 500.000,00 euro indicando, in maniera descrittiva, le priorità su cui intervenire. Il 29.12.2017 finalmente la tanto attesa la pubblicazione della graduatoria degli interventi ammessi a finanziamento.
Ripercorriamo con il nostro blog le tappe di questa lunga vicenda a lieto fine:
Il 9 maggio 2016 la Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblicò questo annuncio:
Per recuperare i luoghi culturali dimenticati il Governo mette a disposizione 150 milioni di euro. Fino al 31 maggio 2016 tutti i cittadini potranno segnalare all'indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare. Una commissione ad hoc stabilirà a quali progetti assegnare le risorse”. 
L’annuncio non passò inosservato a Marilinda Figliozzi, socia e dirigente dell’Associazione Partigiani Cristiani di Frosinone, coautrice di un importante pubblicazione con cui avevamo ricostruito le vicende del campo Le Fraschette di Alatri nell’arco temporale dal 1942 al  1970.
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Tra il 15 e il 16 maggio 2016 scambio di email per concordare le attività tra Marilinda e il sottoscritto:

Che dici Mario partecipiamo? Facciamolo, anche se arriveranno chissà quante candidature. Naturalmente proverei ad allargare l'importanza di Fraschette come centro di raccordo tra le varie esperienze di campi di internamento vista la posizione geografica.  Per i singoli cittadini bisognerà fare una sorta di passaparola tra amici e conoscenti pregandoli di scrivere una mail”.
Cominciò subito il passaparola grazie ai social network per coinvolgere amici, parenti, conoscenti da sempre interessati al tema del recupero e della valorizzazione del Campo Le Fraschette. Ancora Marilinda, qualche giorno dopo, lanciò un appello su facebook, illustrando le modalità di partecipazione deii singoli cittadini attraverso l’invio di una semplice mail.
Lunedì 23 Maggio 2016 14:07, marilinda figliozzi <marilindafigliozzi@hotmail.it> ha scritto:
Per recuperare i luoghi culturali dimenticati il Governo mette a disposizione 150 milioni di euro. Fino al 31 maggio tutti i cittadini potranno segnalare all'indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività .  Una commissione ad hoc stabilirà a quali progetti assegnare le risorse.
Partecipa con noi all'iniziativa, segnalando all'indirizzo di posta elettronicabellezza@governo.it il nostro comune interesse verso il recupero del campo Le Fraschette di Alatri,  un'area ricca di storia, degna di esser trasformata in luogo di memoria, ma anche di incontri e cultura.
Basta solo una email e, tutti insieme, possiamo dare nuova voce a un patrimonio collettivo che merita di essere valorizzato.
Mi permetto di suggerire  un breve testo che ognuno se vorrà potrà variare come meglio crede:
In relazione all'iniziativa del Governo con cui si intende finanziare il recupero di un bene della collettività, desidero che vengano finanziati il recupero e la valorizzazione dell’area del campo di Concentramento le Fraschette di Alatri, al fine di restituire alla cittadinanza e ai turisti questo importante luogo della Memoria.
Durante la guerra fu vero campo di concentramento per croati, sloveni, anglo-maltesi e prigionieri politici provenienti da Ustica e Ventotene. Subito dopo la guerra vi furono internati gli “stranieri indesiderabili”: criminali di guerra, criminali comuni, collaborazionisti, ustascia, ma anche esuli istriani, stranieri senza documenti e rifugiati d’oltrecortina. Infine dal 1960 il campo ospitò le famiglie dei profughi italiani cacciati dalla Tunisia, Egitto, Libia.
I capannoni stanno ormai cadendo a pezzi e i tetti, crollando, portano via frammenti di storia. La vegetazione sta silenziosamente ricoprendo attimi e storie vissute.Il  campo Le Fraschette di Alatri racconta mezzo secolo di  storia dell’Europa e del nord Africa,  50 anni di storia si stanno lentamente dissolvendo sotto ai nostri occhi. Se ti è possibile, puoi invitare i tuoi amici a partecipare?
Grazie - Marilinda Figliozzi”

25 maggio ore 23:55
Cari Amici, tutti insieme possiamo dare nuova voce a un patrimonio collettivo come è il Campo di concentramento di Fraschette che merita di essere valorizzato. Basta che ognuno di noi invii una mail a bellezza@governo.it con un testo di questo genere:
”In relazione all'iniziativa del Governo con cui si intende finanziare il recupero di un bene della collettività, desidero che vengano finanziati il recupero e la valorizzazione dell’area del campo di Concentramento le Fraschette di Alatri, al fine di restituire alla cittadinanza e ai turisti questo importante luogo della Memoria.” ecc. ecc.
Grazie - Marilinda Figliozzi
Il 31 maggio, invece, ultimo giorno utile previsto dal bando, il Presidente dell’ANPC di Frosinone, Carlo Costantini, inviò alla Presidenza del Consiglio la scheda descrittiva dell’intervento proposto per il campo Le Fraschette di Alatri:
Da: Fraschette Alatri <fraschette.alatri@hotmail.it>
Inviato: martedì 31 maggio 2016 17.41
A: bellezze@governo.it
Oggetto: Candidatura Campo concentramento "Le Fraschette" di Alatri (FR). Informazioni.
 Sede: Via Casilina Nord, 93 – 03100 Frosinone – cell. 338.3511355 – e-mail: carlo.cost@libero.it –http://www.partiginicristiani.fr.it
 LA CANDIDATURA DEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO “LE FRASCHETTE” DI ALATRI.
Cenni storici
 Il campo di concentramento Le Fraschette entrò ufficialmente in funzione il 1° ottobre 1942.
Arrivò ad ospitare fino a 5500 internati, tra cui molti bambini ed anziani, i quali, vissero in condizioni disagiate a causa della carenza di cibo, medicinali e vestiario.
I primi ad arrivare furono gli anglo-maltesi residenti in Libia, poi iniziò il trasferimento di civili provenienti dallaVenezia Giulia, dalla Slovenia, dalla Dalmazia e dallaCroazia. Questi civili, rastrellati e internati al Campo Le Fraschette, erano familiari di "ribelli" slavi tenuti in ostaggio per costringere i partigiani a rinunciare alle loro attività in cambio del ritorno a casa degli internati A questi si aggiunsero alcune centinaia di confinati politici.
Testimonianza del periodo 1942/1944Milena Giziak da Vertoiba. Arrestata con tutta la famiglia nel settembre 1942 perché un fratello era andato partigiano e rinchiusa in carcere, arriva a Fraschette nel corso del 1943. "Il campo di Fraschette era collocato in una conca disabitata, circondata da monti. Eravamo quasi solo donne. Il vitto era impossibile: un mestolo di brodaglia e un etto di pane al giorno. Sporcizia rivoltante nei luoghi dove il cibo veniva preparato. Spaventose soprattutto le condizioni delle croate e delle greche, tanto da essere costrette ad aggirarsi attorno ai bidoni della spazzatura onde recuperare bucce di patate e qualche altro scarto". Una certa solidarietà, afferma la Giziak, veniva loro dai giovani soldati di guardia, i quali "tolleravano le uscite clandestine delle internate per saccheggiare nelle campagne circostanti la frutta e quant'altro potesse attenuare gli stimoli della fame".
Il Campo nel Dopo-guerra: Il Campo venne utilizzato per l’internamento degli “stranieri indesiderabili”: criminali di guerra, criminali comuni, collaborazionisti, ustascia, ecc.. Tale fatto comportò che spesso si trovarono ad essere discriminati anche esuli istriani, stranieri senza documenti, rifugiati d’oltrecortina ai quali non era stato riconosciuto lo status di rifugiato politico.
Dagli anni ’60 inizia l’ultima parte della storia del Campo Le Fraschette. Una storia che è legata alla fine del colonialismo, quando nazioni come l’Egitto, la Tunisia e poi la Libia decretarono nazionalizzazioni ed espulsioni degli immigrati europei. Questa sorte toccò, ovviamente, anche a molti nostri connazionali che vennero ospitati nel Centro Raccolta Profughi di Alatri.
L'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Frosinone, ha curato la pubblicazione di 2 volumi che ricostruiscono compiutamente la storia di questo campo che ha attraversato buona parte del XX secolo con le sue storie di dolore e di speranza.
OGGI IL CAMPO SI PRESENTA come un lungo recinto murario, di forma poligonale, che racchiude spazi erbosi e quel che rimane degli immobili a suo tempo realizzati.
L’INTERVENTO PROPOSTO.
Il recinto murario, sormontato da una garitta, abbisogna di un urgente intervento di consolidamento, Costituisce il simbolo del campo e, per le parti ancora visibili, lo delimita offrendo ancor oggi l’esatta dimensione del campo stesso.
All’interno del Campo, una chiesetta è sommersa ormai dai rovi. Costituì parte importante della vita del Campo per le attività caritative che la Chiesa locale svolse in favore degli internati. Date le piccole dimensioni, se ne chiede il recupero così come era, secondo le ben documentate testimonianze fotografiche. L’intera città di Alatri, infatti, è rimasta ben legata alla storia e alla funzione svolta da questo edificio sacro.
Infine, in uno degli edifici conservati all’interno dell’area, il Comune di Alatri e l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani intendono realizzare il “Museo del Campo”, cioè il luogo della Memoria in cui conservare e valorizzare tutta la grande mole di documentazione raccolta in questi anni di intensi studi storici.
Vi è da dire che, proprio per lo studio dell’”Internamento” il Campo Le Fraschette potrebbe diventare, anche per la sua posizione geografica centrale, il centro propulsore di studi storici su questa triste pagina della storia nazionale.
L’invito a “Non dimenticare”, infatti, non può essere valido solo per ciò che avvenne a causa del Nazismo, poiché anche il Fascismo ha commesso le proprie tristissime colpe. Le riflessioni su ciò che è stato allora, dovrebbero aiutare a scongiurare il ripetersi di tali fenomeni nella nostra contemporaneità.
L’insieme degli interventi proposti richiedono un finanziamento di € 500.000,00.
Il complesso dell' ex Campo Le Fraschette è stato sottoposto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali a provvedimento di tutela diretta ai sensi dell' art. 10, comma 1 del D.Lgs.vo 42/2004 e s.m.i., con Decreto del Direttore regionale del Lazio del 15.02.2008.
 Il Comune di Alatri, con Delibera di G.C. n. 249 del 29/10/2012, ha richiesto al proprio Ufficio Tecnico la predisposizione di un progetto preliminare finalizzato alla realizzazione del “Museo storico del Campo Le Fraschette”.
 Lo scorso aprile 2016, a cura dell’ANPC, è stato inaugurato al Campo il Monumento agli Internati.
F.to Il Presidente dell’ANPC di Frosinone
Carlo Costantini
L’iniziativa del Governo riscosse buon successo. Le email arrivate fino alla mezzanotte del 31 maggio 2016 furono 139.759. Molti cittadini segnalarono lo stesso luogo. Il numero di luoghi raccolti fino al 31 maggio fu di 2782. Il 22 giugno 2016, terminato il lavoro di lettura delle email ricevute,  i luoghi raccolti risultarono circa 8000 distribuiti su tutto il territorio nazionale.
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Da quel momento iniziò l’attesa per l’esito di questa procedura, conclusasi il 29/12/2017. Proprio in questa data finalmente è stata pubblicata sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri la graduatoria degli interventi ammessi a finanziamento.
Nella premessa si legge che la Commissione appositamente costituita con DPCM 19/06/2017, ha concluso i propri lavori nella riunione del 15 dicembre 2017.
Al n. 162 (sui 273 interventi finanziati) figura:
“Campo di concentramento Le Fraschette di Alatri (FR)
Importo finanziato € 500.000,00”.
Ma le novità per le Fraschette non finiscono qui, perché nel corso del 2017, l’ANPC di Frosinone ha presentato una proposta di piano triennale di valorizzazione per l’area dell’ex campo al Sindaco del Comune di Alatri ing. Giuseppe Morini, con lettera che si riporta di seguito. Tale piano, immediatamente condiviso dall’Amministrazione comunale, costituisce una delle condizioni per l’assegnazione dell’immobile (terreno e baracche) al Comune da parte dell’Agenzia del Demanio. Di seguito la lettera inviata all’ing. Morini il 3 maggio 2017:
OGGETTO: Piano triennale di valorizzazione dell’ex Campo di concentramento “Le Fraschette”.
Restituire il senso della storia e della memoria per promuovere, in particolare tra i giovani, la necessità dell’educazione alla pace, ai diritti umani e all’accoglienza. Questo il filo conduttore alla base dell’accordo che la nostra Associazione vuole siglare con codesto Comune per la conservazione e la valorizzazione dell’ex campo di concentramento “Le Fraschette” di Alatri.
Un accordo che deve partire da una condivisione di fondo del “Piano triennale di valorizzazione”  da proporre all’Agenzia del Demanio che potrà consentire la destinazione di questa importante area al Comune di Alatri.
Tutti i più importanti studiosi del concentrazionismo italiano sostengono l’importanza e la centralità del campo “Le Fraschette” nella geografia del concentrazionismo italiano. Molti di questi si sono detti disposti a sottoscrivere un appello in sostegno della nostra iniziativa di recupero e valorizzazione.
Il Piano di valorizzazione, già illustrato nel corso di un recente incontro presso il Comune di Alatri, prevede alcune azioni essenziali al fine di salvaguardare l’integrità dell’intera area:
  • Completamento della recinzione dell’area perimetrale;
  • Primo intervento di messa in sicurezza delle baracche del campo e della chiesetta;
  • Restauro della chiesetta e di una baracca all’interno del campo;
  • Realizzazione del Museo della Memoria.
Poiché l’area è comunque molto estesa, l’Associazione propone l’utilizzo di parte dei terreni ad uso didattico in collaborazione con Istituti scolastici a indirizzo agrario o con Istituti che possano sviluppare tale indirizzo. Nell’ottica del pieno riutilizzo delle strutture esistenti, si potrebbe pensare alla possibilità di ospitare studenti per corsi intensivi, tirocini o stages presso l’Ostello ivi realizzato. Al fine di sottolineare l’internazionalità del campo, si può anche pensare ad una collaborazione tra Istituti scolastici italiani, croati, dalmati, sloveni, albanesi (le Nazioni da cui provenivano gli internati al Campo e anch’esse molto interessate alla riscoperta di questa storia).
Per il pieno coinvolgimento dei nostri concittadini, si propone di dedicare un’area alla realizzazione di un “Orto Sociale” da dedicare all’hobby della piccola coltivazione ad uso familiare e a strutture sportive. L’area consente di dedicare spazi per la produzione di energia elettrica da fonti alternative, come pure la realizzazione di pozzi. Nell’allegato sono presenti informazioni sulle attività svolte dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Frosinone per il Campo “Le Fraschette” e cartografia varia.
Si resta in attesa di conoscere l’eventuale condivisione da parte del Comune di Alatri del presente documento e/o proposte integrative, al fine di giungere ad un condiviso “Piano Triennale di Valorizzazione dell’Ex Campo di Concentramento Le Fraschette”.
Cordiali saluti.  Il Presidente ANPC di Frosinone - Carlo Costantini
Dando seguito alle indicazioni contenute nel Piano triennale, l’Istituto di Istruzione Superiore “Sandro Pertini” di Alatri ha avanzato richiesta di riconoscimento di un indirizzo agrario. L’Istituto, nel caso di accoglimento della domanda, potrà richiedere l’utilizzo di parte dei terreni del campo di Fraschette per le future attività pratiche di studio da parte degli allievi del corso.
La richiesta dell’Istituto (e non si può non elogiare la tempestività della prof.ssa Annamaria Greco, dirigente del “Pertini”) è stata esaminata dapprima positivamente a livello provinciale. Ha avuto, poi, proprio in questi giorni formale riconoscimento a livello regionale, tant’è che il 28/12/2017, sul sito della Regione Lazio, è stata pubblicata la seguente notizia:
SCUOLA: VIA LIBERA AL PIANO DIMENSIONAMENTO 2018/19
“Le decisioni sono state prese attraverso un confronto continuo e costruttivo con enti locali, Ufficio Scolastico Regionale, istituzioni scolastiche, sindacati, studenti e famiglie. In particolare si è tenuto conto delle vocazioni dei territori, lavorando alla valorizzazione delle specificità
28/12/2017 - Approvato, su proposta del vicepresidente con delega alla Scuola Massimiliano Smeriglio, il piano di dimensionamento scolastico 2018/2019.
In particolare, in provincia di Frosinone: 
  • all’IIS Pertini di Alatri via libera all’indirizzo agraria, agroalimentare, agroindustria - articolazione viticoltura ed enologia”.
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Al termine dell’ impegno ventennale con cui l’Associazione Nazionale Partigiani di Frosinone ha costantemente operato per il recupero e la valorizzazione dell’ex Campo di concentramento Le Fraschette, finalmente possiamo oggi concretamente sperare che si farà il Museo della Memoria in una delle baracche, che si potrà recuperare la chiesetta, che si potranno chiudere le brecce del muro di cinta.
Possiamo altresì concretamente sperare che i terreni del campo non saranno più abbandonati, ma per buona parte potranno essere utilizzati a scopi didattici dal nascente indirizzo agrario dell’Istituto Pertini.
Voglio sperare che tutti coloro che fino ad oggi, a vario titolo e con merito, hanno sentito il dovere di testimoniare l’importanza della storia del campo, avvertano la necessità di unire le forze e le competenze perché questo luogo possa finalmente diventare il luogo della memoria per la nostra comunità.
All’Amministrazione comunale di Alatri il compito di gestire al meglio le risorse assegnate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, rimuovendo tutti gli ostacoli che ancora si frappongono alla piena titolarità del Comune su quei terreni.
A mio padre Carlo e a tutti i soci dell’ANPC un grazie di cuore per aver perseverato anche quando la speranza aveva ormai assunto i contorni dell’illusione! 
Un grazie di cuore a Marilinda Figliozzi!
L’augurio è che il 2018 sia l’anno della realizzazione di ciò che tanto abbiamo desiderato per l’ex Campo di concentramento Le Fraschette di Alatri.
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Mario Costantin

lunedì 10 settembre 2018


MALTA TODAY  

 L'ULTIMO DEI TRIPOLINI 








di Matthew Vella
matthew_vella

9 settembre 2018 


https://www.maltatoday.com.mt/news/national/89375/last_of_the_tripolini_the_2000_maltese_imprisoned_in_fascist_italy_ww2_camps#.W5aXayQzYy5


L'ultimo dei 'Tripolini': come sono stati imprigionati 2.000 maltesi nei campi fascisti italiani della Seconda Guerra Mondiale



Un documentario televisivo di Malta ha rintracciato sopravvissuti e bambini dagli oltre 2.000 cittadini maltesi che nel 1942 sono stati rimossi con la forza da Tripoli in Libia, dove le loro famiglie erano emigrate, nei campi di concentramento in Italia per essersi rifiutati di rinunciare alla cittadinanza britannica.
"Mia sorella è stata violentata da soldati tedeschi", ha detto un sopravvissuto al giornalista Mario Xuereb, che si è recato in Italia nel campo di concentramento di Fraschette e ha cercato documentazione sui maltesi e in Australia, dove in seguito molti degli internati migrarono.
"Fu detto loro che avrebbero potuto riacquistare la libertà diventando simpatizzanti fascisti", dice Xuereb. "La maggior parte di loro è rimasta leale, ma quella fedeltà è stata difficilmente ripagata."

Un nuovo documentario sulla televisione di Malta rivelerà in modo sbalorditivo l'estensione dell'invasione forzata dei migranti maltesi di Tripoli durante la seconda guerra mondiale, quando furono trasportati in massa nei campi di concentramento italiani sotto il comando dei fascisti, e in seguito sotto i soldati nazisti tedeschi.
Mario Xuereb, il giornalista che ha portato alla luce la documentazione con i nomi degli internati, si è recato in Canada e in Australia per incontrare i sopravvissuti dei campi, per scoprire storie di sfruttamento, morte e disperazione dei migranti quando sono stati finalmente liberati dal alleati.
"È una storia dimenticata, perché i migranti di questa saga non sono mai tornati a Malta: non hanno trovato nulla che li aspettasse a Tripoli quando sono tornati, hanno perso tutto e non avevano nulla a cui tornare a Malta. Sono rimasti in "esilio", dice Xuereb delle sue ricerche e degli incontri con i sopravvissuti del campo di Fraschette, ad Alatri, provincia di Frosinone nella regione Lazio.
Forse una delle parti più sconcertanti della saga dei migranti maltesi di Tripoli, è il ruolo giocato da Carlo Mallia, l'ex ministro dell'Unione Politica maltese che ha lasciato Malta per guidare il gruppo maltese irredentista durante la seconda guerra mondiale.

Nel 1911, la Tripolitania e la Cirenaica erano state prese sotto il controllo italiano. I migranti maltesi a Tripoli erano stati fondati da tempo sin dal 1800. "All'epoca, una fiorente comunità imprenditoriale coesisteva pacificamente con libici e italiani", dice Xuereb. I maltesi erano una comunità di commercianti, commercianti, costruttori, panettieri, pescatori e altri commerci commerciali. Hanno conservato gelosamente la lingua maltese. E durante l'invasione italiana del 1911, i maltesi rimasero neutrali, mantenendo buoni rapporti sia con gli arabi che con gli italiani.
Ma questa convivenza pacifica iniziò a venir meno quando l'influenza fascista in Libia iniziò a impegnarsi in una campagna di ostruzionismo, per incoraggiare i sudditi maltesi a rinunciare alla loro cittadinanza britannica. I migranti maltesi sarebbero controllati dalla polizia italiana, occasionalmente incarcerati e persino esclusi dalle funzioni sociali.
Quando il 10 giugno 1940 l'Italia entrò in guerra, già diversi migranti maltesi erano stati messi in arresto e imprigionati dalla polizia segreta italiana. Queste furono le prime misure di sicurezza intraprese per espellere da Tripoli circa 60 maltesi, che furono arrestati e portati nelle prigioni di Tripoli. Tra i primi c'erano persone come Carmelo Cini, il cui figlio Romeo avrebbe più tardi raccontato nei minimi particolari il calvario dei maltesi nel campo di concentramento italiano di Fraschette.
Ma fu nel gennaio del 1942 che iniziò il trasferimento di oltre 2000 migranti - praticamente l'intera comunità maltese.

"I maltesi erano sospettati di non collaborare con gli italiani. Gli italiani stavano usurpando i contratti d'affari dai maltesi, mentre i maltesi venivano accusati di spiare gli italiani per la corona britannica. Lentamente, lentamente gruppi di migranti sono stati arrestati fuori da Tripoli nei campi di concentramento, fino a quando non sono stati tutti inviati in Italia ", ha detto Mario Xuereb a Malta oggi.
Il 15 gennaio 1942, l'intera comunità fu posta agli arresti e in due giorni donne, anziani e bambini furono portati in un edificio scolastico con le loro valigie. Il 18 gennaio, i migranti furono piazzati su tre navi mercantili - il Gino Allegri, il Nino Bixio e il Lerice - e lasciati in mari agitati, attraversando un mare mediterraneo pieno di mine.
I migranti si riunirono a Fiuggi, località turistica in cima a una catena montuosa, dove furono collocati all'interno dell'hotel Grande Albergo: l'hotel era stato chiuso per anni, ma preso sotto il controllo della burocrazia fascista per organizzare internati politici. Per giorni, i migranti furono tenuti in quarantena, prima di essere autorizzati a passeggiare nel villaggio. Alcuni altri migranti erano stati sistemati in pensioni a Montecatini Terme e in altre località della Toscana.
Secondo il racconto di un sopravvissuto, Romeo Cini, i migranti si stavano godendo una vita confortevole a Montecatini e Fiuggi nei giorni successivi al loro arrivo in Italia. Quello di cui non erano a conoscenza, è che "un grande campo di concentramento si stava costruendo in una valle circondata dalle montagne della Ciocaria. La località si trovava nei pressi della piccola città di Alatri, ai piedi di Fumone, un piccolo villaggio arroccato in cima alla montagna. Il campo di concentramento si chiamava Le Fraschette. A quel tempo, chi di noi avrebbe potuto immaginare che presto saremmo tutti finiti in quel campo? "

Mallia richiede la lealtà fascista
Nell'agosto del 1942, i migranti furono visitati inaspettatamente da una delegazione maltese di fascisti che guidavano il Fascio di Combattimenti di Malta. Xuereb cita sia il Prof. Carlo Mallia, ex alleato del leader PN, Enrico Mizzi, che Umberto Biscottini.
Mallia era un gozo che nel 1919 era membro dell'Assemblea nazionale per l'UPM, i precursori del Partito nazionalista. Fu ministro dal 1924 al 1926, ma nel 1937 fu licenziato dalla sua cattedra dal segretario di stato per le colonie a causa delle sue simpatie italiane fasciste. Poco dopo lasciò Malta per Roma, dove divenne il leader del gruppo maltese Irredentista. Nel giugno del 1940 trasmise un forte discorso filo-italiano per commemorare il Sette Giugno.

"Mallia fu mandata a parlare con i migranti maltesi, perché stavano attivamente promuovendo una 'politica di discriminazione' - andò dai maltesi per dire loro di rinunciare alla loro cittadinanza britannica e diventare 'simpatizzanti del fascismo' per eludere un destino nella concentrazione campi, ed essere in grado di vivere in Italia e di essere pagato uno stipendio. Forse alcuni dei 20 migranti hanno accettato, il resto ha rifiutato ", dice Xuereb.
Nel racconto di Romeo Cini, egli menziona un "Rev. Don Chetcuti e Mr Mizzi "durante quell'incontro. "Carlo Mallia si presentò come" il rappresentante del partito fascista maltese "... la visita durò per diversi giorni ... Ci informarono che saremmo stati trasferiti a Fraschette se non avessimo fatto una dichiarazione che eravamo, almeno, simpatizzanti di il partito fascista.
"Tuttavia, la maggior parte della comunità non si fidava del loro interesse per noi ... il nostro chiaro rifiuto ha lasciato perplessi i rappresentanti del partito fascista maltese. Tanto che Carlo Mallia nel suo ultimo indirizzo nella grande sala del Grand Hotel di Fiuggi ha detto queste esatte parole: "Vi lascio con i miei migliori auguri ma prima di salutarvi, permettetemi di dirvi che non conoscete il Britannici e quando vieni a conoscerli, ti chiedo di ricordarmi di me ". Con quelle parole ci salutò e da quel momento in poi non l'abbiamo più visto. "
Cini dice che "essere d'accordo con quelle proposte di conformismo con i fascisti ci è sembrato infido per il popolo di Malta che stava combattendo una guerra a favore degli inglesi ... il nostro senso di solidarietà con Malta si sarebbe trasformato in uno di grande vigliaccheria “.


Evacuati da Fraschette nel 1944, i migranti maltesi furono portati a Fossoli. Romeo Cini è secondo da destra
A Fraschette e Fossoli
A settembre, un piccolo gruppo di "simpatizzanti" si era trasferito fuori dal Grand Hotel e trasferito in un altro hotel. A ottobre, i non simpatizzanti iniziarono a essere spediti fuori dall'hotel nel campo di concentramento.
"Tutti tremavano ed eravamo ansiosi di seguirli e unirsi a loro nel loro destino, qualunque cosa potesse essere", ha scritto Cini di questo periodo. "A partire dal 1 ° ottobre, poiché conoscevamo già le condizioni del campo di concentramento e il trattamento che si stava affrontando lì, mio ​​padre non perse tempo nell'informare la legazione svizzera a Roma tramite lettere inviate segretamente, chiedendo un intervento immediato e un aiuto urgente per le famiglie maltesi. "
Cini dice che i maltesi furono sistemati in caserme dove dormivano su materassi di paglia.
"Il pranzo, o meglio, il cibo stantio, era disgustoso e insufficiente. La fame ha cominciato a farsi sentire fin dai primi giorni ... la legazione svizzera ha risposto con la necessaria urgenza assicurandoci il loro interesse immediato. Cominciarono con la consegna di pacchi di cibo che continuavano a raggiungerci regolarmente ogni mese dal 5 gennaio 1943.

"Ci sono stati mesi di dolore. Ricordo che le castagne, quando potevamo trovarle, erano le uniche cose che si potevano acquisire per diminuire la terribile fame. Ricordo anche che alcuni soldati italiani assegnati ai posti di guardia lungo le chiuse del campo davano parte della loro razione di pane ai bambini, gesti umani molto apprezzati da noi ".
Xuereb dice che diversi maltesi sono morti nel campo durante le campagne di bombardamenti alleati. Le sue interviste con i sopravvissuti sono destinate a rivelare le storie di disperazione all'interno del campo.
"Le donne maltesi sono state violentate dai soldati tedeschi che stavano amministrando i campi in seguito. Hanno subito attacchi aerei da parte delle forze alleate. Alcuni dei maltesi furono uccisi dai soldati tedeschi per aver tentato di sfuggire al campo. E all'insaputa dei maltesi internati lì, i detenuti ebrei venivano lentamente spediti nei campi di sterminio ".


Xuereb mi mostra la foto di un ragazzino che ha incontrato una fine raccapricciante quando è caduto in un calderone bollente nell'oscurità pece nera. L'episodio è raccontato da Romeo Cini:
"Una sera all'inizio di dicembre del 1942, mentre eravamo allineati lungo i tavoli della sala da pranzo in attesa delle razioni, la luce si spense accidentalmente, lasciandoci per diversi minuti nell'oscurità ... un ragazzo di circa quattro fu preso dal panico e scappò. il controllo di sua madre, ha iniziato a correre tra le due lunghe file di tavoli. Inciampò e cadde nel calderone pieno di zuppa bollente che doveva essere distribuito. I soldati incaricati di distribuire le razioni si accorsero della caduta e lo tirarono fuori dal grande piatto. Lo portarono immediatamente all'ospedale di Alatri per curarlo, tuttavia, tutti i tentativi di salvarlo furono invano. Il povero ragazzo è stato così gravemente bruciato che è morto subito dopo il suo arrivo in ospedale. "
Quel bambino si chiamava Gaetano Falzon ed è sepolto nel cimitero di Alatri dove anche altri maltesi riposano in pace.
Xuereb dice che la vita nel campo era disperata e lugubre, ma almeno hanno evitato l'orribile destino dei campi di sterminio nel resto d'Europa. Persone come il padre di Romeo Cini sono state riconosciute dalla Legazione svizzera a Roma come rappresentante dei maltesi e hanno lavorato per migliorare le razioni alimentari e le relazioni con le autorità amministrative del campo. Cini scrive che i maltesi persino hanno passato le razioni ai prigionieri slavi che non sono stati riconosciuti dalla Croce Rossa come destinatari della loro munificenza.
Xuereb dice anche che una cappella dedicata a San Francesco fu costruita al centro del campo di Fraschette, le cui rovine rimarranno fino ai nostri giorni: le suore di un vicino convento gestivano una scuola per i bambini, dato che i maltesi potevano praticare la loro religione .


Il giorno dell'armistizio, l'8 settembre 1943, quando il generale Pietro Badoglio e il regno d'Italia dichiararono ufficialmente guerra alla Germania nazista, due jeep tedesche arrivarono a Fraschette.
"Sono venuti così all'improvviso che inizialmente credevamo di essere inglesi, ma in breve tempo ci siamo resi conto che erano tedeschi che venivano a disarmare gli italiani che erano fuggiti. Alcuni di loro si nascosero nei nostri alloggi ", scrive Romeo Cini nel suo libro di memorie. "Abbiamo dato loro abiti civili per consentire loro di scappare. I tedeschi ci hanno consigliato di non lasciare il campo per non essere coinvolti, in quei giorni della loro spietata e massiccia invasione dell'Italia ".
E poi, una tragedia ha colpito i maltesi. Circa 20 migranti che erano stati internati a Villa La Silva vicino a Firenze erano separati dalle loro famiglie. Uno di loro, Natalino Aquilina, cercò di scappare per non cadere nelle mani dei tedeschi. "Proprio in quel momento arrivarono i tedeschi per prendere il controllo degli internati civili maltesi. Hanno visto Natalino fuggire. Nonostante il loro ordine di fermarsi, ha continuato a correre nella speranza di salvarsi, ma è stato colpito a morte ", scrive Cini.

Il cameraman della TVM Marlon Grima e il giornalista Mario Xuereb con l'internato Romeo Cini

Migranti ancora una volta
Quando l'invasione della Sicilia portò all'intensificazione dei bombardamenti in Italia, nel 1944 i bombardieri da combattimento americani stavano attaccando la zona. Diversi maltesi sono morti negli attacchi.
Xuereb sostiene che gli attacchi hanno portato all'evacuazione del campo a Roma e infine al campo di concentramento di Fossoli fuori Firenze. Il campo era diviso in diverse sezioni con filo spinato, con torri mitragliatrici agli angoli. Le guardie erano fascisti della Repubblica di Salò sotto il comando della Gestapo.
Nell'aprile 1945, le truppe tedesche erano in ritirata. A quel punto i maltesi erano stati rilasciati nelle fattorie e nelle case italiane mentre i tedeschi fuggivano dai campi.
Xuereb ha raccolto dozzine di interviste ai sopravvissuti dei campi e ai parenti dei migranti maltesi che sono stati internati in questi campi di concentramento.
"Quando i migranti sono stati rispediti a Tripoli, molti di loro sono tornati per non trovare nulla di ciò che avevano posseduto. Quindi quelli che non avevano una casa, finirono col trascorrere fino a due anni in un nuovo campo di concentramento gestito dalle forze britanniche.
"Chiesero un risarcimento per i danni di guerra con il Governatore e il Ministero degli Esteri a Londra. Fu proposto un ridicolo compromesso, 27 sterline per famiglia o l'equivalente in coperte e lenzuola. E 'stato profondamente umiliante ", dice Xuereb.
"Verso la metà degli anni '50, tutti questi migranti stavano lasciando Tripoli per andare in posti lontani come l'Australia, dove ho incontrato i sopravvissuti. Nessuno di loro è venuto a Malta. Erano dopotutto, i maltesi di Tripoli. E dopo la loro prova in Italia, dopo aver giurato fedeltà alla corona britannica, sono tornati a casa per non trovare nulla. Ecco perché sono persone dimenticate. "
La storia degli internati maltesi in Italia viene raccontata per la prima volta in un documentario in tre parti con la prima puntata programmata per la trasmissione su TVM martedì 25 settembre 2018. Gli altri due episodi verranno trasmessi mercoledì 26 e venerdì 28 Settembre.








martedì 8 maggio 2018


Nenad Panovic

Ingegnere croato  tornato ad Alatri dopo 65 anni
per vedere il campo d’ internamento dove era stato recluso 


di Pietro Antonucci

Quando nel 1942 Nenad Panovic viene prelevato dalla sua casa nell’ isola di Molat (odierna Croazia) aveva 15 anni: la sua “colpa” è quella di avere un fratello partigiano. Nenad viene portato via insieme ai genitori, ad un altro fratello, alla cognata e altri amici – in totale 42 persone – con destinazione il campo di internamento delle Fraschette, tra Alatri e Fumone. Ossia in una dei 200 campi realizzati dal fascismo per isolare gli oppositori e le persone sgradite al regime, compresi quei dalmati, croati e sloveni considerati “alogeni”, ovvero italiani non puri, non fedeli, visti come una minaccia perché in odore di tradimento e di comunismo.
Nenad ha solo 15 anni, ma l’ età non conta; le sue origini rappresentano in nuce il pericolo, alimentano il sospetto; resterà alle Fraschette sino al dicembre 1943, prima di poter tornare a casa. Nenad oggi è un arzillo anziano di 81 anni (è nato nel 1927), ingegnere navale in pensione che vive con la moglie Boiana, insegnante d’ arte, nella capitale croata Zagabria. Dopo 65 anni, rimette piede ad Alatri, per rivedere il campo delle Fraschette. Nenad e la moglie approfittano di una breve vacanza a Roma per prendere il treno in direzione Frosinone e poi raggiungere Alatri con il bus. Quando i due arrivano all’ ombra dell’ Acropoli è una caldissima mattina di fine giugno. Sanno già dove andare: mesi fa hanno scritto all’ ufficio cultura del comune di Alatri, dove li attende la signora Marilinda Figliozzi che da tempo lavora con passione alla ricostruzione delle complesse vicende del campo che ha vissuto più fasi nella sua lunga e tormentata storia. I ricordi di Nenad sono lucidissimi. Mostra i documenti che attestano la sua reclusione. “Quando arrivai ad Alatri, i muri della città erano tappezzati di scritte inneggianti al Duce; quando andai via, non c’era più nulla di tutto ciò. Io e la mia famiglia venimmo assegnati alla baracca 77, le baracche erano 160. In ogni baracca c’erano stanze di quattro metri quadri con due letti a castello. La prima stanza era riservata al capo baracca e, alla fine di ognuna, c’era una piccola chiesa dove poter pregare”.
Nenad parla del campo circondato da una semplice staccionata in legno, alta si e no un metro, una guardia posta al controllo ogni 100 metri.
Tutti gli internati mangiavano in una mensa dove veniva servita una zuppa di fagioli e una razione quotidiana a testa di 125 gr. di pane; ci si lavava all’aperto con un budello.
La vita del campo scorre tra le sofferenze, fame e violenza : “I militari facevano l’amore con le donne internate…una volta scappai per due giorni in cerca di cibo e mio fratello rispondeva per me quando c’era l’appello al mattino e alla sera…” I reclusi chiedevano da mangiare nei dintorni e gli alatrensi non avevano problemi a sottrarre qualcosa dalla loro tavola per darla a quegli stranieri sconosciuti.
Gli viene in mente un detto che, all’epoca, era in voga alle Fraschette: “Buon Natale senza sale, buona Pasqua senza acqua”.
Poi, in auto, arriviamo al campo delle Fraschette.
Nenad lo ricorda diverso: “Non c’erano queste baracche! Le nostre erano in compensato e cartongesso…” Già, gli odierni edifici in muratura, ormai invasi dalla vegetazione, sono stati costruiti in un secondo momento.
Domanda: cosa prova nel calpestare di nuovo la terra di questo campo? “Nostalgia”.
Nostalgia? “Si, perché ero giovane, ero un ragazzino. La vita era difficile qui, ma se penso ad Auschwitz, era come stare un po’ in vacanza…”. Ricorda le suore Giuseppine di Veroli o le visite dei vescovi? “No, ma mi ricordo di un cardinale” (si trattava del nunzio apostolico Riberi, arrivato alle Fraschette il 26 agosto 1943, ndr). La memoria va dunque all’ estate del 1943: il 25 luglio il Gran Consiglio del fascismo sfiducia Mussolini, l’ 8 settembre è la data dell’ armistizio. “Alla fine di settembre, sentiamo i bombardamenti. Pensiamo: sono gli inglesi che ci vengono a liberare! Le donne si misero all’ ingresso del campo, pronte ad accoglierli con i fiori. Invece …”. Invece, arrivano i tedeschi. “Scapparono tutti per paura di un rallestramento; i militari presenti al campo volevano consegnare loro i fucili, ma i tedeschi fecero capire di essere interessati soltanto alle automobili e alle jeep. Ci dissero che eravamo liberi…” E voi cosa faceste? “Era settembre, uscimmo fuori per rubare i grappoli d’ uva, i contadini del posto chiusero un occhio…” Quindi il ritorno a casa, a fine 1943. “Ci impiegammo un mese, con il treno. Partimmo dalla stazione di Alatri, arrivammo a Fiuggi e poi a Roma”. Da lì, la lenta risalita a Trieste e, infine, a casa. Un nipote di Nenad – Igor, di poco più di un anno - morì ad Alatri nel 1943, ma negli occhi di questo ottantenne non c’è tristezza, amarezza, odio, solo un po’ di commozione per aver rivisto i luoghi, la città in cui ha trascorso parte della sua adolescenza. Alle 15, Nenad e Boiana riprendono il bus per Frosinone, salutano “Grazie, ci sentiamo presto, ritornerò” Si, Nenad e siamo noi che ti ringraziamo per averci fatto partecipi dei tuoi ricordi.